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Il nuovo album di Nick Cave si intitola ‘Carnage’

Il musicista è già entrato in studio con Warren Ellis. Ha anche spiegato quanto gli manca l’abbandono animalesco dei concerti e che il lockdown gli ricorda l'isolamento vissuto quando era eroinomane

«Sono stato in studio con Warren [Ellis] per fare un disco. Si intitola Carnage». Con questo semplice messaggio incluso nel suo sito Red Hand Files, Nick Cave ha annunciato il titolo del disco a cui sta lavorando, il primo dopo Ghosteen del 2019.

Nello stesso messaggio, parlando del lockdown e di quanto gli mancano i concerti, Cave si definisce una «cosa che fa tour» e parla del fortissimo desiderio di esibirsi e della «sensazione di una vita vissuta a metà. Mi manca il brivido che provo salendo sul palco, il fervore dello spettacolo, il momento in cui ogni altra preoccupazione si dissolve grazie al rapporto col pubblico. Mi manca abbandonarmi senza freni al momento, perdermi, mi mancano la fisicità, la frenesia animalesca nella condivisione dell’amore, la religione, lo scambio glorioso di fluidi corporei – e mi mancano ovviamente i Bad Seeds in tutto il loro sconsiderato splendore».

Dice Nick Cave che sedersi dietro a una scrivania per creare gli porta gioia e «l’immaginazione è un luogo stimolante e persino pericoloso», ma desidera ardentemente «la sensazione di abbandono che si prova durante una performance dal vivo».

In ogni caso, scrive rispondendo alla domanda di un fan inglese di nome Tobias, «il lockdown mi è parso famigliare e immagino non sorprenda detto da un eroinomane che per molti anni si è isolato dagli altri e non ha fatto altro che mantenere il distanziamento sociale. Conosco i meccanismo del dolore: quello collettivo è stranamente simile a quello personale per via della confusione più cupa, dell’incertezza profonda, della perdita di controllo. Il lockdown mi è parso la versione imposta dallo Stato di quella stessa cosa, la formalizzazione del comportamento da eremita a cui sono da sempre predisposto. E così, per quanto sia stato difficile assistere alla devastazione e al tormento provocati dalla pandemia – anche nelle vite di chi mi è vicino e di molti che mi hanno scritto ai Red Hand Files – me la sono cavata bene».

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