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Il mestiere della (nuova) vita di Tiziano Ferro

Esce oggi il sesto album in studio del cantante di Latina: «A un certo punto, mi sono svegliato e l'ho trovato lì»
"Il mestiere della vita" è uscito il 2 dicembre

"Il mestiere della vita" è uscito il 2 dicembre

È andato a Los Angeles a registrare il disco, sconfiggendo una certa diffidenza iniziale («il pop che arrivava da lì mi sembrava di plastica», dice. «Io invece vivo i dischi come fatti in casa. Ma alla fine ho anche preso una casa»). Tiziano Ferro torna con un disco in studio quasi arrogante, sicuramente ambizioso. Il mestiere della vita è il suo sesto album in studio, registrato come all’inizio della sua carriera. Una nuova vita, praticamente.

«È un disco scritto senza pensare», dice Ferro. «Mi sono sentito come all’inizio. Non volevo mettermi sotto pressione, non volevo sentire la fretta della scadenza». E alla fine, canzone dopo canzone, è nato questo disco. Un disco che suona iper moderno, iper contemporaneo. Lo ammette, Tiziano. Dice che alcune canzoni sono state scritte per altri artisti, più giovani. Ma suona tanto come quando alle medie andavamo a chiedere informazioni su qualcuno, per poi dire che era “per un amico”.

In Il mestiere della vita, Tiziano Ferro sbanda controllando diverse volte. Ci sono le ballad, ma c’è il rap, la trap, l’elettronica. «Posso permettermi di fare un disco che si contraddice, che ha più gradi di difficoltà di lettura rispetto al passato». E si sentono. “Solo” è solo una parola è già tra le hit annunciate, ma di quelle strane: «L’ho messa all’inizio del disco così tutti sono obbligati ad ascoltarla. È la stessa cosa che ho fatto con Hai delle isole negli occhi: non poteva essere una hit, era troppo strana, tutta vuota. E così è questo pezzo». Lento/Veloce è un bizzarro incrocio nu soul electro, Casa è vuota, è dura e dark. My Steelo, con Tormento, è un esperimento rap. «Mi ricordo quando giravamo in tour con i Sottotono negli anni Novanta: io ero un ragazzino che sapeva cantare, ma loro erano tutti dei rapper più grandi di me. Ma Tormento è sempre stato gentile con me, e nel pezzo questa cosa si sente».

E poi c’è Carmen Consoli, «che è schiva come me». Con lei crea un duetto, Il conforto, dove le voci si incastrano perfettamente. «Per me lei è l’erede di Mina, ha lo stesso canto istintivo».

Il disco è già stato trainato da un primo singolo Potremmo Ritornare. «Non è per un uomo, non state a fantasticare. È per una donna», ride. «Un uomo non meriterebbe mai una canzone così».

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