Nel 2025 il valore della musica registrata in Italia è cresciuto del 10,7%. Con il valore di 513,4 milioni di euro, il nostro è il terzo mercato dell’Unione Europea (escluso il Regno Unito quindi) dopo quelli di Germania e Francia. A livello globale è l’undicesimo.
Sono i dati diffusi dal Report FIMI 2026, la “fotografia” del nostro mercato discografico che cresce per l’ottavo anno consecutivo e supera il box office cinematografico nazionale che secondo il Rapporto Cienetel 2025 vale 496,5 milioni di euro. La crescita è trainata dallo streaming, che con i suoi 340 milioni di euro vale due terzi del totale. Nel corso del 2025 sono stati effettuati 99 miliardi di stream nel nostro Paese. Gli abbonamenti premium valgono 234,4 milioni, +14,1% sul 2024, mentre è in calo il segmento free supportato dalla pubblicità (-2,2%).
Cresce anche la musica fisica che vale 74,7 milioni di euro (+21,9%) e rappresenta ora il 15% del mercato nazionale. Due acquisti su tre sono di vinili, l’altro di CD (gli altri supporti valgono il 2%). L’incremento per i vinili rispetto al 2024 è del 24,2%, per i CD il 15,1%. Il ritorno di questi supporti viene attribuito anche al fenomeno dei superfan che spendono mediamente 138 euro al mese tra musica fisica, streaming, merchandise e biglietti dei concerti. In Italia mediamente i consumatori spendono 57 euro al mese. La fascia d’età che spende di più è quella 16-24 anni (79 euro al mese).
Nel corso del 2025 gli ascoltatori hanno sentito musica mediamente per quasi 22 ore a settimana, il 19% in più rispetto a cinque anni fa. La distribuzione degli ascolti è una piramide con una base molto ampia di canzoni, quasi 20 milioni, che hanno fatto registrare meno di 1000 stream nel corso dell’anno. Al contrario, lo 0,2% delle canzoni pubblicate ha generato l’80% degli ascolti. Gli stream si concentrano soprattutto sui dischi degli anni ’20. Più si va indietro nel tempo e più gli ascolti decrescono. Le canzoni uscite nel 2025 hanno raggiunto in media i 100 milioni di stream in meno di sette mesi, la metà del tempo necessario due anni fa.
Dati confortanti anche sul fronte dell’export della musica italiana: dall’estero sono arrivate nel corso dell’anno scorso oltre 32 milioni dietro di royalties (+13,9%), quasi il triplo rispetto al 2020. Negli ultimi sei anni è stato registrato un +180%. In crescita anche i diritti connessi, +9,8% (82,1 milioni di euro), decrescono invece le sincronizzazioni (-5,7%, un dato attribuito al decremento delle produzioni cinematografiche).















