Il Madison Square Garden di New York avrebbe schedato i suoi ospiti in base all’orientamento sessuale, all’identità razziale e a livelli di “rischio”. I talent contenuti nel database del MSG sarebbe quasi 40 mila tra musicisti, attori, politici, atleti, imprenditori.
Il database sarebbe stato diffuso il mese scorso da ShinyHunters, un collettivo di hacker, e ripreso da 404 Media e poi da Wired. Phoebe Bridgers, Ricky Martin, Emily Green dei Geese e altre 90 persone erano etichettate nel database come LGBTQIA. Di alcune celebrity erano annotate anche appartenenza etnica e identità di genere.
Ci sono poi vip considerati a rischio, non è chiarissimo in che senso, come Freddie Gibbs, Lil Jon, DaBaby, A Boogie Wit Da Hoodie. Loro sarebbero ad alto rischio, mentre Morgan Wallen, Lily Allen, Jadakiss, Anna Wintour sarebbero a rischio medio e Ice Spice, Selena Gomez, Ben Stiller e Benson Boone a rischio basso. Le etichette di rischio sarebbero associate a 400 celebrità. Secondo una fonte consultata da Wired, essere a rischio significa avere fatto qualcosa, anche sui social, che «ha attirato l’attenzione della gente sbagliata». Non è necessario che sia successo qualcosa di grave, «puoi anche avere semplicemente espresso una critica nei confronti del team o del locale, puoi aver scritto che hai avuto problemi a entrare e che non ti è piaciuto affatto il modo in cui sei stato trattato all’ingresso».
Tra le persone che hanno reagito alla notizia, Freddie Gibbs («Che cazzo c’entro io con questa storia?», ha scritto su X, con faccina che ride) e Max Bassin dei Geese che nelle storie ha mandato affanculo James Dolan, presidente e amministratore delegato della società che gestisce non solo il Madison Square Garden, ma anche la Radio City Music Hall, il Beacon di New York e il Chicago Theatre. È anche CEO di MSG Sports, che controlla i New York Knicks e New York Rangers, e di Sphere Entertainment, la società dietro allo Sphere di Las Vegas.
In passato, la dirigenza del Madison Square Garden è stata criticata anche per le pratiche di sorveglianza che comprenderebbero la scansione dei volti delle persone all’ingresso. A questo link una lettera aperta di Tom Morello sul riconoscimento facciale ai concerti: «Pericoloso come l’atomica».















