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Il concerto dei Thegiornalisti al Circolo degli Artisti di Roma

I nuovi suoni sintetici e le vecchie schitarrate si contendono la scaletta

I Thegiornalisti danno tempo al tempo al Circolo degli Artisti di Roma - foto Giulia Razzauti

I Thegiornalisti danno tempo al tempo al Circolo degli Artisti di Roma - foto Giulia Razzauti

Avete presente una di quelle prime polaroid a colori, scattata in riva al mare durante le vacanze del 1982, leggermente opacizzata a causa della salsedine? Bene, è questo uno degli effetti che riesce a suscitare un live dei Thegiornalisti, band romana con all’attivo tre album e che lo scorso ottobre ha dato alle stampe Fuoricampo, ultima fatica in studio che, oltre a segnare un vistoso cambio di passo, ha rappresentato uno stravolgimento stilistico, che è riuscito a convincere anche i fan più fedeli e finora abituati alle roboanti chitarre di strokesiana memoria.

Sono quindi i nuovi suoni sintetici e le atmosfere anni ’80 degne del maestro Battiato, che convergono con lucidi testi capaci di catturare l’essenza della (post)modernità strizzando l’occhio al più scatenato Lucio Dalla, gli ingredienti che finiscono per caratterizzare la prima parte di live tra le mura di casa del Circolo degli Artisti.

Fino a che i chitarroni scintillanti, che permeavano Vol 1 e Vecchio (i primi due lavori in studio), si riappropriano della scena andando a recuperare brani ormai divenuti classici, Autostrade Umane e Io non esisto, e a dare forma a un’improvvisata cover dei Cani, Corso Trieste. Ma è soltanto un momento fugace. Il saluto finale è infatti affidato alla magnetica Promiscuità… e ad un ultimo sorrisone da lasciare immortalato sulla pellicola di una polaroid sfocata.

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