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Il bambino della copertina di ‘Nevermind’ ha fatto di nuovo causa ai Nirvana


Spencer Elden ha rinunciato all’accusa di traffico sessuale di minori, ma continua a sostenere che il gruppo abbia guadagnato sfruttando commercialmente la sua immagine


I Nirvana nel periodo di 'Nevermind'

Foto: Chris Cuffaro

Spencer Elden, l’uomo che quando era bambino è apparso sulla copertina di Nevermind dei Nirvana, ha ripresentato una denuncia contro la band. All’inizio di gennaio il giudice Fernando M. Olguin aveva respinto la causa perché i legali di Elden non avevano risposto in tempo a una mozione di rigetto degli avvocati della band, lasciando a Elden la possibilità di ripresentare il caso entro il 13 gennaio.

Ora Elden ha depositato una seconda denuncia in cui non è presente l’accusa di traffico sessuale di minori – gli avvocati dei Nirvana l’avevano respinta, sostenendo che il fatto è avvenuto prima dell’approvazione della legge che consente alle vittime di denunciare – ma in cui si dice che la band ha «sfruttato commercialmente le immagini pornografiche con Spencer per promuovere l’album Nevermind, il gruppo e la sua musica, guadagnando come minimo decine di milioni di dollari».

Spencer Elden sulla copertina di ‘Nevermind’ dei Nirvana

Le accuse sono rivolte ai membri dei Nirvana, agli eredi di Kurt Cobain, al fotografo Kurt Weddle e diverse etichette discografiche. Nella denuncia è presente anche una dichiarazione di Robert Fisher, l’art director di Nevermind. Risale al 21 dicembre e comprende anche un mock-up creato da Fisher con una foto stock. Nell’immagine, che ovviamente ritrae un bambino diverso, non si vedono genitali, e secondo Elden è la dimostrazione di come la banda abbia scelto deliberatamente una direzione diversa.

Nella richiesta di rigetto di dicembre, gli avvocati dei Nirvana sostenevano che il comportamento di Elden nel corso degli anni – ha venduto foto autografate della copertina e ricreato quello scatto in versione adulta – dimostra come quell’immagine non l’abbia danneggiato. «Non c’è dubbio, la denuncia non reggerà», avevano detto.

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