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I video pop punk più punk di tutti i tempi

Ne abbiamo rivisti una milionata, per sceglierne tre e per tracciare il percorso del genere con tutti i crismi del caso

blink 182

Il pop punk è stato l’ultimo momento di gloria della generazione cresciuta a skateboard, Playstation 1 e video musicali su TRL. Youtube non c’era; i 12-16enni facevano ore di zapping per 3-4 canzoni giuste, quelle per cui smaniare. Calderone del mainstream musicale di allora: Britney Spears, Backstreet Boys, Oasis, Eminem.

E poi Blink 182, Sum 41, Offspring, Green Day; quei gruppi pop punk che di punk non avevano nulla, tranne l’approssimazione tecnica, ma che facevano sentire diversi, cazzuti, con la loro immagine irruente. Un contributo lo davano proprio i video: distruttivi, fracassoni, a volte seri, video in cui era facile immedesimarsi. Ne abbiamo rivisti una milionata, per sceglierne tre e per tracciare il percorso del genere con tutti i crismi del caso.

The Offspring – The Kids Aren’t Alright (1999)

Gli Offspring fanno parte della frangia “conscious” del pop punk, quella che discende dal punk propriamente detto (la band è in giro dal 1984). Americana (1998) è il disco dell’equilibrio tra radici punk e dimensione sonora pop, rifinita e rassicurante. È il disco, soprattutto, di The Kids Aren’t Alright, brano chiave del periodo ibrido degli Offspring. Il video, rilasciato nel 1999, fa parte dell’immaginario di ogni adolescente nineties. Lo stanzone vuoto e in decadenza, i colori acidi, lo sguardo spiritato di Dexter Holland, la carrellata altmaniana di personaggi piccolo-borghesi, storie di droga, prostituzione, violenza. La realtà che è “il sogno più crudele”.

Il montaggio onirico, che anima gli attori protagonisti “incastrandoli” l’uno nell’altro, dà un senso di intrappolamento, di ragazzi che, davvero, non stanno bene. Lo sguardo pessimista è ancora quello del periodo grunge, della Generazione X. A liberarli e farli stare di nuovo bene, quei ragazzi, ci penseranno i Blink, che però li renderanno anche un po’ ebeti.

Blink 182 – All the Small Things (2000)

I Blink 182, dal 1999 al 2002 circa, condensano un successo che molte band sognano di centrare in una carriera intera. Enema of the State (1999) e Take Off Your Pants and Jacket (2001) li portano a diventare frontrunner della scena pop punk (quasi 30 milioni di copie vendute, per la combo dei due album) e a superare i maestri Green Day. L’idea musicale dei Blink è semplicissima e inimitabile: testi adolescenziali, melodie orecchiabilissime, sesso e amore trattati con divertita sincerità. All the Small Things, singolo rilasciato a inizio 2000, è il capolavoro della poetica blinkiana, video incluso. Hoppus, DeLonge e Barker partono dai più colti Offspring e li spogliano di ogni pretesa di serietà. Non solo: nella clip prendono gli idoli pop Backstreet Boys, Britney Spears e Christina Aguilera e li sbattono in una parodia che più becera non si può (e che ipnotizza milioni di adolescenti in tutto il mondo).

È un montaggio nonsense di micro-scimmiottature, con DeLonge mattatore in versione popstar senza denti, ballerina scoordinata e ragazzetta bionda treccioluta, tra le altre. I Blink, pur senza essere stati un ponte con la Generazione X come gli Offspring, una ragion d’essere socioculturale l’hanno avuta. Sono stati incarnazione in voci, strumenti e cafoneria dello star bene di inizio millennio, di un periodo di spensieratezza in cui l’audience musicale voleva che si parlasse di questo: di spensieratezza.

Sum 41 – The Hell Song (2003)

I Sum sono il canto del cigno del pop punk da battaglia, col titolo del disco più noto Does This Look Infected? (2002) che non può non suonare sintomatico. Perla della discografia dei Sum, e del pop punk tutto, è The Hell Song – uscita come singolo nel 2003 – canzone che fonde suggestioni Green Day e Blink con qualche sventagliata hard. Il video ha l’aspetto di un commiato, di una grande festa prima del definitivo addio. La trama è presto detta: due skater fan dei Sum vanno al concerto dei loro idoli, dove assistono – in un’orgia visiva che ricorda South Park – a: scenette di ballo tra Gesù e Marilyn Manson, pogo selvaggio, pisciate canine, fughe in elicottero, deliranze assortite. Dettaglio non da poco: i fan, come ogni personaggio che compare nel video, sono pupazzetti imbracciati dagli stessi membri della band.

L’occasione è ghiotta per lanciarsi in un carosello dell’universo pop-nerd nineties: dai Metallica agli Osbournes, dalle Spice Girls a George W. Bush, nulla sfugge a una messa in scena a dir poco centrifuga. E il video, e con esso il racconto, non potrebbe finire diversamente: con l’elicottero dei Sum-pupazzetti distrutto dopo un volo dalla finestra. Con le risate in sottofondo che vanno a scemare su un ultimo mezzo secondo di nero totale.

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