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I Tre Allegri Ragazzi Morti all’Alcatraz, con chiusura inusuale

Al concerto di Milano, aperto da M¥SS KETA, i TARM presentano il nuovo Inumani ma anche i grandi classici che fanno partire i cori veri e il concerto più "tradizionale", a parte lo svenimento finale

I Tre Allegri Ragazzi Morti all'Alcatraz - Foto Ikka Mirabelli

I Tre Allegri Ragazzi Morti all'Alcatraz - Foto Ikka Mirabelli

Sono più di vent’anni che vengono a farsi mandare a fanculo sui palchi di tutta Italia – chi li ama lo sa il perché – e questa volta è toccato all’Alcatraz. I tre eroi mascherati di Pordenone sono di nuovo in tour. «È l’incredibile spettacolo de la vida e l’incredibile spettacolo de la muerte» come ama raccontare il cantante Davide Toffolo tra una canzone e l’altra, solitamente a fine serata.

I Tre allegri ragazzi morti presentavano le canzoni del nuovo album Inumani per la prima volta a Milano e dopo averne infilate più di tre (La più forte, Persi nel telefono e Ruggero, una dopo l’altra) imbroccano Quasi adatti e parte il primo boato tra la gente, poi i cori, quelli veri. Da lì in poi un concerto da manuale, la gente ci va per consumarsi le corde vocali cantando del proprio male, piccolo o grande che sia. Dopotutto questa è “la capitale nazionale del disagio”, come dice la altrettanto mascherata M¥SS KETA in apertura, ed il pubblico dei tre allegri ne è storicamente ghiotto. La fauna dei loro concerti è popolata in gran parte da ragazzi molto giovani a ricordarci che “ogni adolescenza coincide con la guerra” e il lato un po’ terapeutico della cosa sta nel ricantare quelle rime innocenti e tornare lì con loro per una sera. Anche se per noi e per i tre allegri ragazzi morti sono passati più di vent’anni, otto album, il reggae e adesso la cumbia. Le abbiamo cantate tutte: Il principe in bicicletta, Occhi Bassi, Puoi dirlo a tutti. Erano tante anche le canzoni da Il Giardino dei fantasmi, del 2012, Alle anime perse, La fine del giorno, Di che cosa parla veramente una canzone? e anche I cacciatori che fa un po’ strano ascoltare proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Kurt Cobain.

In chiusura Toffolo, Enrico Molteni e Luca Masseroni lasciano le loro postazioni per raccogliersi e cantare a cappella La tatuata bella, il rito di chiusura, ma dopo poche note il cantante tentenna e sviene. Pochi attimi di panico e poi i soccorsi, qualcuno al microfono chiede all’Alcatraz di finire la canzone ma parte un coro un po’ timido, preoccupato. Toffolo si alza, saluta e intona Codalunga da Primitivi del futuro (2010), sta bene. Una chiusura inusuale.

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