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I Royal Blood scuotono l’Alcatraz

Il duo di Brighton si scusa per lo show annullato lo scorso novembre e sventola il tricolore. Il pubblico ha ancora il fiatone: «Che botta. E pensa che sono solo in due»

Royal Blood - Foto di Tommaso Gesuato

Le luci si spengono e la band attacca Hole, inedito uscito poco più di un mese fa. Tutti rimettono in tasca il cellulare e iniziano a saltare e cantare, perché il pezzo lo conoscono già a memoria. Il basso super distorto di Mike Kerr macina veloce riff affilatissimi, accompagnati dalla batteria di Ben Thatcher, che, proprio come la Iron Lady sua omonima, ci va giù durissimo.

Loro sono i Royal Blood, e da quando hanno aperto per gli Arctic Monkeys nel novembre 2013, non si è mai smesso di parlare di loro: tra i complimenti di Jimmy Page e la partecipazione ad alcuni tra i festival più importanti d’Europa, la band di Brighton ha fatto uno degli album più venduti del 2014, primo nelle classifiche di più di un paese.

Royal Blood - Foto di Tommaso Gesuato

L’Alcatraz è sold out, e il gruppo, veloce e preciso, fa tremare il locale fino alla balconata con il suo stoner rock potentissimo. I successi del disco scorrono via uno dopo l’altro, facili, immediati, vigorosi; l’esecuzione e la prestazione vocale di Mike sono veramente impeccabili, il pubblico canta a squarciagola e salta senza interruzione, durante le pause fra i brani intona qualche coro da stadio.

I Royal Blood dal vivo a Glastonbury 2014:

Di spazio per le parole ce n’è poco, il frontman prende il microfono solo per ringraziare il pubblico e scusarsi per lo show annullato lo scorso novembre: «Grazie mille, è una figata essere finalmente qui». A intrattenere i fan ci pensa però anche Ben, che tra You Can Be So Cruel e Figure It Out si alza dal seggiolino per lanciare delle rose ai ragazzi che si sporgono dalle transenne in prima fila.

Dopo il gran finale su Out Of The Black, per il quale il gruppo ha esibito delle bandiere tricolori con le iniziali “RB”, il pubblico ha finalmente tempo di respirare. I più non parlano per via del fiatone, ma quasi tutti gli altri stanno dicendo all’amico: «Che botta. E pensa che sono solo in due».

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