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I Rolling Stones a Lucca, l’immortale forza del rock & roll

Per Mick e soci ogni palco è piccolo come quello di un club: ecco com'è stata la tappa italiana del loro tour infinito

Tra gli organizzatori gira un aneddoto: Mick Jagger è salito sul palco di nascosto un’ora prima dell’inizio del concerto dei Rolling Stones. Cappuccio nero, occhiali scuri, nessuno lo ha riconosciuto. Ha guardato giù verso il prato a ridosso delle mura che chiudono il centro storico di Lucca e ha detto: “Bellissimo, stupendo. Altro che stadio. Non vedo l’ora”.

Che Mick e gli Stones fossero in uno stato di forma irreale già si sapeva, ma suonare in un posto così incredibile dopo le date negli stadi di Amburgo e Monaco evidentemente gli ha dato qualcosa in più. L’album di cover blues Blue & Lonesome li ha riportati indietro nel tempo, quando suonavano perché non avevano altro scopo bella vita. Oggi che quella musica li ha portati a diventare leggenda, i Rolling Stones sono capaci di tornare indietro alle versione primaria di sè stessi, ritrovare quello spirito e suonare in modo semplice, viscerale, compatto. Lucca per loro è un palco piccolo come un club e suonano come se fossero ancora affamati e invasati di quel suono e quell’energia.

È una scaletta di classici, nessuno vuole altro e loro sono i primi a voler trasformare questo concetto in una celebrazione dell’eternità del rock’n’roll. Partono lenti, forse anche un po’ legati, con Simpathy for the Devil, It’s only rock’n’roll but I like it e Tumbling Dice, poi fanno due pezzi dall’album Blue & Lonesome: Just Your fool e Ride em down . Poi il pezzo in scaletta votato dal pubblico, Let’s spend the night together. C’è anche un momento francamente evitabile, con la versione italiana di As Tears go by, Con le mie lacrime, ma dopo You can’t always get What you Want gli Stones si incendiano e prendono il volo.

Considerando che il primo concerto dei Rolling Stones è stato il 12 luglio del 1962 al Marquee Club di Londra, sono passati esattamente 55 anni da quando sono saliti per la prima volta sul palco. Nel 1962 tra l’altro lo hanno fatto al posto dei Blues Incorporated, che avevano lasciato il cartellone vuoto perchè chiamati a partecipare ad un programma della BBC. Il promoter del Marquee li contatta e loro si presentano con una scaletta di 16 pezzi, tutte cover di Chuck Berry, Muddy Waters, Elmore James, Fats Domino e Jimmy Reed.

55 anni dopo la scaletta è di 20 pezzi.

Mick Jagger attira tutta l’attenzione, Charlie Watts è una sfida al tempo, Ron Wood è perfetto, Keith Richards tocca l’accordatura aperta e scatena tempeste di accordi, anche sporchi ma non importa. Gli Stones si divertono a scherzare con Honky Tonk Woman, recuperano l’atmosfera satanica con Paint it Black, poi Keith in piena forma si prende il palco e canta Happy e Slippin away.

È questo il momento in cui gli Stones dimostrano che niente li può fermare, che il loro paradosso può durare per sempre perché nessuno è in grado di interpretare la dimensione sfrenata, divertente e irreale del Rock’n’Roll come loro. Miss You e’ un party sottopalco, Midnight Rambler è forse il momento migliore del concerto con la fusione delle origini Blues della band con la loro natura irrimediabilmente rock.

La celebrazione continua con Street Fighting Man, Start me up, Brown Sugar e Satisfaction prima dei due bis: Gimme Shelter, la canzone che secondo Keith rappresenta tutto quello che c’è da sapere sui Rolling Stones e Jumpin Jack Flash.

C’è un’atmosfera intima rispetto al concerto evento al Circo Massimo del 2014 e gli Stones la usano tutta per fare un concerto essenziale, definitivo. Non sono perfetti, ma danno alle canzoni quello sporco e quell’energia che neanche una fama inarrivabile può togliere al rock. creatori di quel suono e quello stile, i Rolling Stones lo piegano al passare del tempo e fanno divertire tutti con un concerto perfetto.

Come dice il pirata Keith, sorridendo, in italiano perfetto: “Alla faccia di chi ci vuole male”.

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