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I professionisti della musica fanno rete per chiedere al governo una riforma del settore

Il coordinamento La Musica Che Gira ha scritto un documento programmatico sulla necessità di tutele sociali, supporto agli imprenditori e un ripensamento del sistema a partire dalla crisi generata dalla pandemia

Foto: Anthony Delanoix/Unsplash

La Musica Che Gira è un coordinamento composto da lavoratori, artisti, imprenditori e professionisti della musica e dello spettacolo che hanno deciso di fare rete per rifondare e riformare il sistema a partire dalla situazione generata dalla pandemia, che ha portato a galla anche altri problemi irrisolti che colpiscono soprattutto quella massa di lavoratori invisibili ma essenziali.

“I Settori Culturali e Creativi (SCC) di tutta Europa sono stati duramente colpiti dall’emergenza COVID-19. In Italia, già da Febbraio, prima volontariamente e poi obbligatoriamente, tutti gli eventi dal vivo e gli spettacoli sono stati cancellati mentre teatri, musei, sale concerti, live club e spazi culturali, con il loro carico di professionalità, hanno interrotto le loro attività per salvaguardare la salute pubblica […] Anche il mercato della musica è fermo ed è difficile fare una previsione sulla ripartenza delle attività: probabilmente senza una risposta terapeutica o senza un vaccino non potremo tornare a lavorare. Il dato è che il settore musica è stato tra i primi a fermarsi e sarà tra gli ultimi a ripartire, con la compromissione di un’intera filiera” si legge nel
documento programmatico che dall’inizio dell’emergenza manager, produttori, artisti, musicisti, tecnici, consulenti, promoter, etichette discografiche, agenzie di booking, proprietari di live club, uffici stampa, gestori di realtà interne alla filiera musicale, si sono uniti per scrivere e fornire così alla Presidenza del Consiglio le linee guida per una riforma radicale. Lo trovate (e lo potete firmare) qui: www.lamusicachegira.it

“Siamo consapevoli che senza un’azione immediata, le conseguenze negative di questa crisi produrranno un’onda lunga che ricadrà sull’economia futura del settore, sul PIL e sulla capacità del Paese di produrre valore anche in termini socio-culturali [..] Le richieste che rivolgiamo con forza al Governo sono chiare: per agire immediatamente in modo coordinato e fare tutto il possibile per mitigare le conseguenze negative della crisi, è prioritario innescare una cooperazione tra addetti ai lavori e tecnici del nostro settore, istituzioni e task force”. In sintesi il coordinamento chiede questo:

– Garantire a tutti l’accesso alle tutele sociali
– Supportare le attività imprenditoriali del settore
– Stimolare una riforma definitiva del settore e una ripresa con nuove logiche della produzione e del consumo
– Incentivare gli investimenti Green su innovazione e tecnologia.

“Riteniamo indispensabile che tutte le categorie che compongono la filiera del mercato della musica vengano consultate prima che il Governo decida quali misure adottare. Chiediamo di poter mettere a disposizione il capitale di conoscenza e di competenze che ognuno di noi rappresenta, che è di cruciale importanza per affrontare l’emergenza lavorativa, economica e sociale che il fermo del settore ha provocato, e sarà un contributo imprescindibile nel riscrivere le regole di un comparto che va riorganizzato anche sotto il punto di vista legislativo.
A tal fine chiediamo a gran voce una Commissione Congiunta di Camera e Senato dedicata all’industria musicale e che il Ministero convochi al più presto un tavolo tecnico specifico”.

Tra i 1680 firmatari (al momento in cui scriviamo) ci sono Irene Grandi, Roy Paci, Levante, Rodrigo D’Erasmo, Roberto Dell’Era, Niccolò Fabi, Cosmo, Claudio Coccoluto, Lodo Guenzi, Piotta, Mannarino e i Selton.

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