I Perturbazione raccontano "If You’re Feeling Sinister" dei Belle & Sebastian | Rolling Stone Italia
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I Perturbazione su “If You’re Feeling Sinister” dei Belle and Sebastian

Il secondo album della band di Glasgow ha compiuto vent'anni, e abbiamo chiesto ai Perturbazione, fan e autori della cover italiana di "Get Me Away From Here I'm Dying", perché è un disco fondamentale

La copertina di If You're Feeling Sinister dei Belle and Sebastian, 1996

La copertina di If You're Feeling Sinister dei Belle and Sebastian, 1996

Le canzoni riverberano. E se quelle canzoni sono tratte da uno dei dischi pop più perfetti mai prodotti, allora l’effetto è puro balsamo. Stiamo parlando di If You’re Feeling Sinister, secondo album dei Belle and Sebastian; uscito nel novembre del 1996, il disco soffia quest’anno 20 candeline.
Abbiamo incontrato Rossano Lo Mele, batterista e fondatore dei Perturbazione, attualmente in procinto di iniziare il tour “9 metri quadri” e da sempre grandi estimatori del gruppo scozzese.

Questo mese si festeggia il ventesimo anniversario di If You’re Feeling Sinister dei Belle and Sebastian: ci racconti come e quando l’hai scoperto?
L’ho scoperto in tempo reale, sin da piccolo sono stato un grande consumatore di dischi e ho sempre seguito con vivo interesse la scena britannica. Ricordo bene che c’era un gran vociare intorno a questo piccolo grande gruppo scozzese (com’è, in fondo, un piccolo grande mondo la scena di Glasgow) che aveva da poco pubblicato Tigermilk, l’album precedente a If You’re…, suscitando molta curiosità. Questo disco non ha fatto altro che dimostrare la forza e le capacità poetiche dei Belle and Sebastian: inoltre ha individuato in Stuart Murdoch, principale compositore delle canzoni e voce del gruppo, un talento fuori dall’ordinario e fuori da un particolare contesto musicale di metà anni Novanta segnato da una scena rock molto muscolare e testosteronica come il crossover e il grunge. I Belle and Sebastian erano completamente alieni rispetto a quella narrazione: per me è stato inevitabile accostarmi a quel tipo di sonorità.

“Fuori dall’ordinario” è un’espressione più che calzante per parlare di Stuart Murdoch, un maestro dello storytelling in musica. Questo disco ne è la testimonianza perfetta con vignette, acquerelli e personaggi deliziosi: qual è quello che ricordi con più piacere?
Il pezzo che forse amo di più è Like Dylan in the Movies, per la storia e per lo sviluppo melodico da vero classico. Anni fa ci siamo cimentati inoltre nella traduzione in italiano di Get Me Away From Here I’m Dying, un pezzo che amo tantissimo (per la compilation A Century Of Covers; la cover dei Perturbazione fu apprezzata da Stuart Murdoch in persona, n.d.r.). È una canzone che ci è sempre rimasta nel cuore perché racconta proprio quel tipo di volontà e disillusione della provincia, del Grande Nord e di zone post-industriali, che è un tratto che accomuna noi Perturbazione ai Belle and Sebastian. Devo ammettere che le persone che ci seguono sono rimaste attaccatissime alla traduzione di quel pezzo e talvolta siamo stati accostati a loro. Ed è splendido, però mi duole dire che negli ultimi anni i Belle and Sebastian hanno iniziato ad accusare una certa stanchezza o limitazione espressiva. Che è naturale, certo, non si può avere la penna sempre in forma per 30 anni, tuttavia mi è sembrato che quell’estetica narrativa fatta di magliette a righe, tristezza di provincia e storie ordinarie fosse stata riproposta fin troppo.
È da dire sicuramente che, insieme agli Smiths, sono riusciti a proporre un tipo di narrazione che ritrovo in alcuni momenti migliori dei Pulp: la quotidianità della città fuori Londra raccontata attraverso personaggi ordinari.



A proposito di somiglianze: pensi che questo disco abbia avuto degli eredi negli ultimi 20 anni?

Forse eredi diretti no. Una piccola marcia indietro: i Belle & Sebastian hanno avuto così tanto successo in quel preciso periodo storico perché, oltre al fatto che di scrittori così ne nascono uno ogni venti anni, sono riusciti a colmare esattamente il vuoto lasciato dalla scrittura di Morrissey – e infatti tra gli Smiths e i Belle and Sebastian non erano passati neanche dieci anni, il ricordo era molto fresco e Murdoch è andato a dialogare con gli orfani di quel tipo di mondo.
Forse più che influenzare un disco in particolare, i Belle and Sebastian hanno dato il via a un movimento: l’ondata scozzese legata alle etichette Jeepster e Chemikal Underground, anche se i suoni sono diversi dalla loro musica. Il loro suono era molto particolare e articolato: neo-classico e contemporaneo dei Divine Comedy. Quel pop-cameristico è andato un po’ scomparendo a livello di massa rimanendo nel piccolo. Forse la cosa più vicina ai Belle & Sebastian può essere l’etichetta svedese Labrador con Acid House Kings e Radio Dept.

Ed ecco che arriviamo giusto giusto agli scandinavi. Mi era capitato di sentire i Cats on Fire che trovavo deliziosi e molto assimilabili ai nostri… o forse Sondre Lerche, per me un unto dal Signore come capacità di composizione pop.
Certo – e aggiungo anche Jens Lekman. Ma credo ci sia una motivazione a tutto questo: Danimarca, Norvegia e Svezia sono paesi grandi ma poco popolati. Molti di loro vanno a studiare a Londra o in Inghilterra, l’inglese lo imparano perfettamente. La fascinazione per quel tipo di mondo e di musica è pressoché immediata tanto che ora i produttori di punta del pop internazionale sono, non a caso, californiani ma soprattutto svedesi.

Visto che siamo in argomento: trovo sia incredibile come questo lavoro riesca ad abbracciare un senso di classicità e di sonorità potenzialmente eterne (complici gli arrangiamenti e la bellissima produzione): cosa ne pensi? Trovi che le canzoni siano in qualche modo invecchiate?
A livello di suono quelle canzoni erano strane rispetto all’epoca: è un disco che fa della sporcizia e dell’imperfezione la sua bellezza. Ci sono accelerazioni di batteria improvvise che fanno sorridere e che trovo sublimi. Mi chiedi se sono invecchiate: per me no, così come il disco precedente e quello dopo, The Boy with The Arab Strap. Fotografano perfettamente l’identità di un gruppo che è uscito nel ’96 ma che se fosse uscito nel ’86 o nel 2006 non sarebbe cambiato nulla. È un disco attualissimo.

Che significato hanno avuto i Belle & Sebastian per i Perturbazione?
Innanzitutto è da dire che li abbiamo sempre amati in modo particolare. Ci ha sempre sorpreso come le persone che ci seguissero mettessero in relazione così tanto noi e loro, forse perché il nostro cantante, Tommaso, ha un modo di cantare molto “nudo” a livello emotivo, così come Stuart Murdoch. Questa cosa è evidentemente arrivata in modo molto diretto, molto vero, puro.

Ti va di lasciarci un commento libero su questo disco?
Sicuramente ripenso al me ragazzino, ai noi ragazzini cresciuti in un mondo molto simile a quello tratteggiato dalle canzoni dei Belle & Sebastian: un mondo creato attraverso una rete di amici e la musica, una vera via di fuga. Credo che nei casi migliori la musica, e quindi questo disco e quei lavori che hanno teorizzato il pop nella sua forma più cristallina e complessa, diventi un sostegno e una grande compagnia. Queste canzoni sono come un balsamo: una voce amica, vera, intima – che ti fa sentire meno solo. Ecco la magia che cerchiamo di generare e che senza dubbio If You’re Feeling Sinister genera.

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