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I Pearl Jam al Congresso: la riforma del secondary ticketing è sbagliata

In una lettera aperta ai promotori della legge, la band critica il blocco dell'emissione di biglietti non trasferibili e la norma che rende trasparente il numero di tagliandi disponibili prima dell’inizio della vendita

Eddie Vedder a Londra nel giugno 2018 a Londra

Foto: Brian Rasic/WireImage

I Pearl Jam hanno inviato una lettera a due membri democratici del Congresso invitandoli a riconsiderare alcune parti di un disegno di legge che intende reprimere il bagarinaggio. Lo riferisce il sito Politico.

Bill Pascrell e Frank Pallone, Jr., del New Jersey, sono i promotori del Better Oversight of Secondary Sales and Accountability in Concert Ticketing Act (BOSS Act), la legge introdotta per la prima volta nel 2009 dopo che Ticketmaster aveva reindirizzato verso siti di secondary ticketing gli utenti in cerca di biglietti di Bruce Springsteen. I due hanno reintrodotto il disegno di legge l’anno scorso nel tentativo di ottenere maggiore trasparenza nel processo di vendita e stabilire meccanismi in grado di reprimere il bagarinaggio e l’attività di bot e rivenditori professionali.

I Pearl Jam sostengono pratiche di vendita eque sin dagli anni ’90, eppure sono convinti che il BOSS Act così com’è formulato sia “imperfetto” e che anzi “porterebbe vantaggi soprattutto a chi rivende in modo professionale i biglietti sul mercato secondario. La band si riferisce in particolare al blocco dell’emissione di biglietti non trasferibili e alla norma richiede ai principali rivenditori di rendere noto il numero di biglietti disponibili al pubblico una settimana prima dell’inizio delle vendite.

I biglietti non trasferibili sono al centro delle politiche del prossimo tour dei Pearl Jam legato a Gigaton. Non possono essere rivenduti sui mercati secondari giacché la persona che ha effettuato l’acquisto deve essere presente sul luogo del concerto la sera dello spettacolo. Nel caso di biglietti non trasferibili digitali, si ottiene un codice a barre che viene costantemente aggiornato e che non può essere copiato (i Pearl Jam permettono ai fan che per un motivo o per l’altro sono impossibilitati ad assistere a uno show di vendere i biglietti al valore nominale).

Nella lettera indirizzata a Pascrell e Pallone, i Pearl Jam spiegano che il blocco dei biglietti non trasferibili rende più facile il lavoro degli speculatori. “L’esperienza degli ultimi dieci anni ci insegna che i biglietti non trasferibili sono uno strumento importante per garantire che i fan spendano cifre ragionevoli”, scrive la band. “I benefici derivanti dalla norma sono inferiori ai ai danni causati ai consumatori, danni connessi al fatto che saranno i rivenditori professionali a impossessarsi di biglietti destinati ai fan”.

Secondo i Pearl Jam, nemmeno l’obbligo di rivelare il numero di biglietti disponibili al pubblico aiuta, ma anzi danneggia il consumatore. Non sono i fan, ma gli acquirenti di grandi masse di biglietti, tipicamente rivenditori professionali, a essere interessati a conoscere il numero di tagliandi disponibili. Inoltre, l’annuncio in anticipo del numero di biglietti limita la possibilità per la band di “vendere altri biglietti”, come ad esempio quelli per i posti “a vista limitata”.

Nonostante queste critiche, i Pearl Jam hanno elogiato buona parte del BOSS Act: “Sosteniamo i meccanismi che combattono i bot che trattengono una gran quantità di biglietti fino a quando non trovano un acquirente, impedendo ai veri fan di acquistare i biglietti e inducendo altri a pensare che sia loro garantito un posto preciso. Siamo anche d’accordo sul fatto che il mercato secondario non dovrebbe confondere i consumatori utilizzando siti web ingannevoli e sosteniamo le disposizioni che richiedono una chiara divulgazione di tutte le tasse connesse ai biglietti”.

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