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I P-38, che inneggiavano alle Brigate Rosse, sono indagati per istigazione a delinquere

Dai testi ai titoli dei brani, fino alla bandiera a cinque punte delle BR esibita nei live, tutto l’immaginario della band viene contestato per i continui richiami al gruppo terrorista che ha insanguinato l’Italia negli anni di piombo. È stato anche sequestrato materiale informatico

Un membro dei P-38

Foto: profilo instagram della band @treottolaclique2

La band, durante i concerti, mette in bella mostra sul palco la bandiera delle Brigate Rosse e nei suoi brani fa espliciti riferimenti al gruppo terrorista di estrema sinistra. Per questo i P-38 si trovano ora indagati a Torino con l’accusa di istigazione a delinquere. La Digos e i Ros dei carabinieri, coadiuvati dagli uffici territoriali di Bologna, Bergamo e Nuoro, hanno dato anche esecuzione a 4 decreti di perquisizione nei confronti degli appartenenti al gruppo e, nell’ambito di questi sopralluoghi, è stato sequestrato materiale informatico utile alla prosecuzione delle indagini.

Tutto è nato da un rapporto della Digos di Reggio Emilia, trasmesso a quella di Torino, dopo il loro live del primo maggio scorso che si è svolto in un circolo Arci dell’Emilia-Romagna. Ne sono seguite polemiche e rivendicazioni. Da una parte i musicisti si sono appellati alla libertà artistica, dall’altro la politica e i parenti delle vittime delle BR li hanno condannati. Come il figlio di Marco Biagi, assassinato nel 2002 dalle Nuove Brigate Rosse: «Schifoso che qualcuno li inviti e li difenda». E se il nipote del giuslavorista, Giulio Venturi, si era detto pronto al dialogo: «Voglio incontrare i P38 e insegnare loro la storia», la famiglia di Aldo Moro, il leader della Democrazia cristiana segregato e poi ucciso dai terroristi dopo 55 giorni di prigionia, li ha denunciati.

D’altronde, gli aspetti controversi sono la cifra della band. In Ghiccio Siberia i P-38 cantano: «Ho Mario Draghi nel cofano» con un video che si svolge proprio in viale Aldo Moro, mentre sulla cover del loro album, Nuove BR, è presente il disegno della Renault 4 dove fu ritrovato il corpo senza vita del politico nel 1978. Anche i titoli delle tracce come Nuove BR, Giovane Stalin e Renault sono riferimenti alla stagione degli anni di piombo e, inoltre, i membri del progetto si mostrano esclusivamente con addosso passamontagna per mantenere l’anonimato.

La band, a giugno, viste le polemiche, le contestazioni e gli esposti della figlia di Moro, Maria Fida, e del figlio di un carabiniere vittima dalle Brigate Rosse, Bruno D’Alfonso, aveva annunciato la chiusura del progetto per poi ritrattare quanto detto pochi giorni dopo parlando di «una banale, ridicola, insensibile trovata per farci avere un po’ di respiro mediatico (anche in virtù della chiusura dei nostri vecchi canali social da parte delle autorità)». Proprio la scorsa settimana i P-38 sono tornati molto attivati per festeggiare un anno dall’uscita di Nuove BR.

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