I migliori concept album della storia

Da Bowie ai Pink Floyd, "Pet Sounds" e De Andrè. "Opera Rock", libro di Daniele Follero e Donato Zoppo, ripercorre la storia di questi dischi. Abbiamo scelto i migliori.

The Astonishing è diverso dagli altri dischi perché stiamo raccontando una storia”. Lo ha detto un paio di anni fa Jordan Rudess, commentando il 13esimo album in studio dei Dream Theater, un racconto musicale in due dischi, dove la musica è l’unica arma per non arrendersi a un potere oppressivo. La storia dei concept album è ripercorsa da Opera Rock, libro edito da Hoepli e scritto dai giornalisti Donato Zoppo e Daniele Foliero. Il volume raccoglie lavori diversi tra loro per epoche (dagli abnni ’60 a oggi), sonorità (dal clasic rock al metal, dal pop alla sperimentazione), latitudini (i grandi capolavori americani e britannici, fino agli artisti di casa nostra), obiettivi e ambizioni. “Romanzi sonori” che affrontano le tematiche più disparate, dalla letteratura alla magia, fino all’arte e alla fantascienza, per offrire un’esperienza di ascolto e immaginazione al proprio pubblico. Queste alcune delle più interessanti “opere rock” citate nel libro – veri e propri concept album in alcuni casi, dischi contraddistinti da particolare coerenza di argomenti o musicale in altri -, con una breve descrizione a cura degli autori del volume.

IN THE WEE SMALL HOURS – FRANK SINATRA

Anche l’immagine della copertina di In the Wee Small Hours contribuisce a rendere percepibile l’unità di senso espressa dai brani. Attraverso il ritratto di un Sinatra pensieroso, all’angolo di una strada isolata, immerso nella sua solitudine, l’illustrazione richiama la situazione in cui immagina di trovarsi l’artista. In una posa che ricorda Humphrey Bogart, con tanto di sigaretta tra le dita e sguardo perso, The Voice abbandona le immagini patinate tipiche delle copertine dell’epoca, preoccupandosi, invece, di rendere visibile lo stato d’animo del cantante/protagonista.

FREAK OUT! – FRANK ZAPPA

Dedicato alla nascente scena psichedelica losangelina, “con la sua controcultura freak e le tensioni radicali”, esce il 27 giugno 1966 nel formato di doppio LP e stupisce per la sostanziale organicità e omogeneità dei testi. L’obiettivo prediletto dell’ironia zappiana è la società americana, con i suoi “sogni da supermarket”, le sue “scuole che non insegnano”, il suo “vuoto dentro” che genera “freak”, mostriciattoli culturali che invadono il Paese. Un incubo che nessuno vorrebbe in casa propria, ma che ormai è ovunque. Una generazione, quella del baby boom, lobotomizzata dalla TV e dalla cultura pop.

PET SOUNDS – BEACH BOYS

Il disco è il risultato del nuovo corso wilsoniano, significativo non solo per la ricerca sonora compiuta in studio ispirandosi al Wall of Sound di Phil Spector, ma anche per la centralità della tematica: la sconvolgente esperienza di lettura interiore con l’LSD e la lontananza dal gruppo hanno portato Brian a profonde riflessioni sulla fine dell’estate come metafora del rito di passaggio dai vecchi ai nuovi Beach Boys, ma soprattutto come allegoria della scomparsa dell’innocenza adolescenziale.

SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND – THE BEATLES

Tra esperimenti formali e necessità tecniche ed estetiche, quella che emerge è un’eterogeneità difficilmente assimilabile a un’unica unità tematica. Eppure i diversi personaggi che emergono dai brani sembrano prendere tutti parte a uno stesso spettacolo, in una specie di festa circense racchiusa tra la presentazione iniziale e il congedo finale della Banda dei Cuori Solitari.

THICK AS A BRICK – JETHRO TULL

Aqualung assicura alla band una clamorosa esposizione e alcuni brani diventano classici rock, immancabili a ogni concerto. Il rapporto conflittuale con la concettualità diventa la chiave di lettura del disco seguente. Pubblico e critica vedono in Aqualung un concept a tutti i costi? Benissimo, il gruppo crea a tutti i costi un concept “vero”, con licenza di prese in giro e provocazioni, anche nei confronti di quei gruppi che vivono orgogliosamente di concept grandiosi. Si può riassumere così la genesi di Thick as a Brick. Un’opera rivoluzionaria: per la prima volta nella storia del rock un brano dura quanto l’intero disco.

FROM GENESIS TO REVELATION – GENESIS

Un concept di derivazione religiosa, che prova a raccontare Antico e Nuovo Testamento dal Libro della Genesi all’Apocalisse di Giovanni. Un precedente può essere The Beat Goes On dei Vanilla Fudge, ambizioso tentativo di raccontare la storia del mondo in poco più di mezz’ora: per i Genesis il risultato sarà trascurabile, le vendite impietose.

THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST – DAVID BOWIE

L’uscita di The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars (16 giugno 1972) sancisce, contemporaneamente, la nascita del personaggio di Ziggy, grazie al quale il concetto alla base dell’album si completa. Ziggy/Bowie diventa un concept in carne e ossa, un alter ego attraverso cui veicolare la storia. L’album, di conseguenza, più che appartenere al suo autore, diventa un disco di Ziggy, testimonianza musicale dell’ascesa e della caduta di una rockstar.

THE DARK SIDE OF THE MOON – PINK FLOYD

Il compromesso meglio riuscito della storia del rock. Paradossalmente, è proprio grazie a questo album che gli stilemi di certo rock “colto” raggiungono un pubblico più vasto.
Dark Side abbandona la forma della suite sperimentata negli album precedenti, per diventare esso stesso un’unica suite, formata da tanti potenziali singoli, canzoni unite tra loro ma ben delineate nella struttura.

WELCOME TO MY NIGHTMARE – ALICE COOPER

Benvenuti nell’incubo di Steven, dominato da un Alice Cooper in versione Freddy Krueger ante litteram, capace di manipolare l’inconscio del protagonista tirandone fuori le paure più recondite (…) Una fuga dalle sue paure, dai suoi incubi. Da Alice. Ma anche la fuga, come la rivalsa, resta solo un desiderio.

GREENDALE – NEIL YOUNG

Neil Young ha sempre stupito il suo pubblico per il camaleontismo e Greendale (2003) si aggiunge alla lista delle sorprese: è il suo primo lavoro concettuale in quarant’anni di attività. I protagonisti di questo “audio/video libro elettrico” sono un luogo e una famiglia, la cittadina californiana di Greendale e i Green, di cui Neil racconta
l’evoluzione in una sorta di sua Spoon River oppure, visti i risvolti noir, di Twin Peaks.

HISTOIRE DE MELODY NELSON – SERGE GAINSBOURG E JANE BIRKIN

La storia d’amore tra Melody “ninfetta dai capelli rossi”, una minorenne consenziente (il tema ovviamente creò scandalo), e il maturo protagonista (Gainsbourg stesso?) si sviluppa attraverso le canzoni risolvendosi tragicamente nella morte della protagonista, interpretata dalla voce della Birkin, in un incidente aereo.

MOTHERSHIP CONNECTION – PARLIAMENT

“A quasi 40 anni di distanza è facile capire che si tratta di un concept album incentrato su una folle mitologia funk extraterrestre, ma all’epoca non tutto era così chiaro. Forse c’entrava la droga, che oltre a darci sicurezza ed energia a volte trasformava in un incendio una scintilla di idea. Ma allo stesso tempo si trattava di un’evoluzione
naturale (o innaturale, se preferite) del nostro pensiero. Ci spingemmo oltre, immaginando un nero nello spazio”, dice George Clinton.

MUSIC FROM THE ELDER – KISS

La trama si concretizza nella storia di un eroe, un predestinato, addestrato dal Consiglio degli Anziani dell’Ordine della Rosa per fronteggiare la lotta contro i Demoni. Uno strano
incrocio tra il Sigfried wagneriano e gli eroi a fumetti della Marvel, che trova la sua logica in un concept coerente e costruito con tutti i crismi.

LA BUONA NOVELLA – FABRIZIO DE ANDRE’

De André guarda all’interiorità dell’uomo e ai suoi rapporti con il potere, alla religione come bisogno esistenziale e arena dialettica con l’istituzione; il suo punto di
vista si posa sul lato nascosto della parabola evangelica, quello raccontato nei Vangeli apocrifi, non considerati autentici dalla Chiesa, che però sono lo spunto perfetto per un racconto sull’umanità di Gesù di Nazareth, sulla rivoluzione tutta “terrena”, su personaggi che partecipano con ruoli diversi alla sua storia, da Giuseppe e Maria al ladrone Tito.

MUSEICA – CAPAREZZA

Il titolo del sesto album di Caparezza (2014) fonde musica e musei ed è una nuova promenade in un museo: l’assunto di base è la potenza salvifica dell’arte e la sua forza contro la violenza diffusa. Così l’autore, dopo aver accolto l’ascoltatore, lo guida canzone dopo canzone tra temi forti e simbolici, da Van Gogh alle copertine dei dischi, da Saturno che divora i suoi figli di Goya alla prepotenza televisiva attraverso una riflessione su Fontana.