I Massive Attack via da Facebook dopo lo scandalo Cambridge Analytica

«Alla luce del continuo menefreghismo di Facebook per la vostra privacy, della loro mancanza di trasparenza e responsabilità, abbiamo deciso di cancellarci».

Foto Michael Jamison / Alamy / IPA


Negli ultimi giorni si è parlato molto del caso Cambridge Analytica, una società di consulenza e marketing online che, secondo la ricostruzione di Guardian e New York Times, avrebbe utilizzato in maniera scorretta un’enorme quantità di informazioni personali degli utenti di Facebook. Sì, è l’ennesima dimostrazione di come l’azienda di Mark Zuckerberg non riesca a gestire i nostri dati, ma anche una storia che si ramifica in tante direzioni diverse, tutte preoccupanti: si parla di influenza sulle elezioni presidenziali statunitensi e sul referendum sulla Brexit.

Lo scandalo è arrivato anche nel mondo della musica: i Massive Attack hanno deciso di cancellare la loro pagina Facebook e pubblicare un comunicato piuttosto polemico. «Alla luce del continuo menefreghismo di Facebook per la vostra privacy, della loro mancanza di trasparenza e responsabilità, i Massive Attack hanno deciso di cancellare la loro pagina», ha scritto il duo.

Ma in cosa consiste lo scandalo Cambridge Analytica? L’azienda acquistava informazioni sul comportamento degli utenti di Facebook attraverso altre società specializzate nel monitoraggio delle abitudini di consumo delle persone. È lo stesso meccanismo che “trasforma” le pubblicità che vediamo sui siti web, personalizzate a seconda delle nostre ricerche e dei siti che visitiamo più spesso. Conoscere, e in maniera sistematica, cosa fanno online milioni di persone è uno strumento potentissimo.

La maggior parte di questi dati è “ceduta” – spesso inconsapevolmente – dagli utenti attraverso il meccanismo del Facebook Login, il sistema che ti permette di utilizzare un’app o un servizio senza dover compilare i form d’iscrizione. Cambridge Analytica è venuta in possesso di questi dati proprio con uno di questi servizi, thisisyourdigitallife di Aleksandr Kogan.

Ora, è necessario specificare due cose: oggi Facebook consente a queste app un accesso molto meno invasivo di un tempo, ma non è stato così per molti anni. Non solo, l’azienda di Zuckerberg sapeva dell’infrazione di Cambridge Analytica da due anni – questo scambio di dati è contro i termini d’uso – e non ha fatto nulla, almeno fino a quando non sono arrivati i giornalisti di Guardian e New York Times. E secondo la loro ricostruzione, l’azienda avrebbe facilitato il lavoro della Russia per influenzare le elezioni americane, favorire l’elezione di Donald Trump e sostenere il “Leave” nella campagna referendaria sulla Brexit.

«Coltiviamo la speranza che l’azienda cambi le sue politiche a riguardo», ha aggiunto il duo alla fine del comunicato. Non sappiamo se quello dei Massive Attack sia il primo di una serie di abbandoni, ma quello che è certo è che per restare aggiornati sul duo bisognerà utilizzare il vecchio sito web, che è anche più bello da vedere.