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I Led Zeppelin contro Rolling Stone

I Led Zeppelin notoriamente avevano un rapporto polemico con questo giornale Anche mentre stavano conquistando il mondo nel 1970. Fino a quando un giovanissimo giornalista rock non ha messo fine alla faida. Dal nostro ultimo speciale

In una scena di Almost Famous – il film del 2000 di Cameron Crowe ispirato agli anni in cui ancora giovanissimo lavorava come giornalista musicale – un rocker degli anni ’70 dice a un altro che sta per fare un’intervista con un reporter di Rolling Stone: «Stai attento, è Rolling Stone, il giornale che ha distrutto Layla, ha fatto sciogliere i Cream e ha stroncato tutti i dischi dei Led Zeppelin!». In effetti Rolling Stoneo ha stroncato i primi due album della band: “L’ultima blues band inglese non dice niente che la sua band gemella, il Jeff Beck Group non abbia già detto meglio non più tardi di tre mesi fa”, scrive John Mendelsohn sul numero uscito il 15 marzo 1969, “e mette in grande evidenza tutti gli eccessi dell’album Truth del Beck Group, soprattutto la sua limitatezza e autoindulgenza”.

Mendelsohn fa anche la recensione di Led Zeppelin II, tirando fuori tonnellate di sarcasmo: “Amici, mi rimangio tutto! Questo album è un fottuto peso massimo! Chi può negare che Jimmy Page sia in assoluto il chitarrista blues numero uno al mondo tra quelli alti tra un metro e sessanta e un metro e settanta?” (per la cronaca, Page è alto quasi un metro e ottantatré). Mendelsohn poi se la prende con Robert Plant: “L’album termina con un blues intitolato Bring It on Home, in cui Plant contribuisce con dei gemiti molto convincenti, suona l’arpa e canta cose come: ‘Guarda il treno che corre sui binari’. Chi l’ha detto che i bianchi non possono cantare il blues?”.

Fuori dalle pagine delle recensioni, i Led Zeppelin esistono a malapena su Rolling Stone, che implicitamente li relega in mezzo a gruppi come i Carpenters o i Grand Funk Railroad: band che vendono tantissimo, ma non hanno abbastanza credenziali artistiche da meritare copertura sul giornale. Rolling Stone non è il solo a pensarla così. I critici di tutto il mondo hanno snobbato i Led Zeppelin all’inizio considerandoli niente più che una forma di intrattenimento per ragazzini sballati e per questo la band è stata sempre diffidente nei confronti dei giornalisti e poco disponibile a concedere interviste. «La prima recensione di Rolling Stone è stata molto dolorosa», ha detto John Paul Jones nel 1990, «perché noi sapevamo di aver fatto un buon disco. Ha contribuito ad alimentare il mio odio nei confronti della stampa in generale». Lentamente la situazione è migliorata: Lester Bangs ha scritto una recensione di Led Zeppelin III dando giudizi negativi, ma anche positivi, e il futuro chitarrista del Patti Smith Group Lenny Kaye era entusiasta di Led Zeppelin IV.

Ma ci vuole Cameron Crowe per creare un vero disgelo tra gli Zeppelin e Rolling Stone: «Sono stato un loro fan fin dal primo giorno», ha detto Crowe: «Nel mio quartiere tutti ascoltavano il loro primo album, un lato dopo l’altro. Erano una specie di Beatles più oscuri, sovversivi e meno carini. Erano una di quelle band che piace soprattutto ai fan, fin dall’inizio». Quando nel 1975 il giornale assegna a Crowe, che ha solo 17 anni, una cover story sui Led Zeppelin, la band declina l’invito. «Dato il loro successo ritenevano che una copertina sarebbe stata più importante per il giornale che per loro», spiega Crowe. Lui però insiste imperterrito: «Sono giunto a un accordo: sarei rimasto con loro durante il tour del ’75 fino al momento in cui non avessero accettato di dare un’opportunità al mio articolo. Una notte, mentre viaggiavamo sul loro aereo privato dopo un concerto, Jimmy Page mi ha detto: “Che cazzo, Joe Walsh mi ha detto che posso fidarmi di te”. Ha voluto posare per la foto con un mazzo di rose nere, era la sua dichiarazione nei confronti di Rolling Stone.Il giornale però ha scelto una foto scattata dal vivo» (l’articolo è uscito sul numero 182, ndr).

Crowe ha spiegato che per la band le cattive recensioni della stampa erano una cosa di cui andare fieri: «Non avevano bisogno dei critici. I Rolling Stones erano molto più soggetti al giudizio della stampa o dell’intellighenzia alla Truman Capote, i Led Zeppelin no. Non dovevano fare pubblicità ai loro concerti o pubblicare dei singoli, erano un’esperienza da fan e i loro concerti andavano esauriti solo con il passaparola. La band sapeva che la loro musica era troppo importante per essere ignorata troppo a lungo». Per Mendelsohn questa vicenda segna l’inizio a sorpresa di una lunga carriera come critico musicale. Aveva solo 21 anni quando ha spedito a Rolling Stone la sua recensione (che aveva scritto per la rivista del college alla UCLA). Con sua grande sorpresa viene pubblicata e lui diventa una firma fissa del giornale, per cui spesso è una voce fuori dal coro. In seguito ha scritto diversi libri (tra cui una biografia dei Kinks nel 1984 intitolata The Kinks Kronikles) e negli anni ’70 è stato autore di canzoni e musicista per varie band tra cui Cristopher Milk, sotto contratto con la Warner Bros (Plant ha definito le sue critiche: «Lamenti di un musicista frustrato», ndr).

Alla fine, i critici si sono allineati al resto del mondo definendo Led Zeppelin I e II come dei classici, ispirazione per migliaia di altre band inferiori a loro. Invece Mendelsohn, che oggi cura un blog intitolato A Yank on the Edge of England, continua a non sopportare i Led Zeppelin: «Quando ho scoperto YouTube, ho cominciato a guardare un sacco di video di vecchie band e con mio grande sollievo ho scoperto che dei Led Zeppelin penso esattamente le stesse cose di quando avevo 21 anni. Nella musica mi piace la melodia, l’arguzia, le armonie vocali e l’espressività, tutte cose che ai Led Zeppelin mancano. Fanno solo scena».

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