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I Cure hanno dimostrato che si possono abbassare i prezzi dei biglietti e fare incassi record

Nonostante i tagliandi in media a 61 euro, la assenza di dynamic pricing e i rimborsi ottenuti per i fan da Ticketmaster, la band non ha mai guadagnato tanto da un tour nel Nord America

Foto: Simone Joyner/Getty Images

Nei mesi scorsi, Robert Smith è diventato il simbolo della lotta al rialzo dei prezzi dei biglietti. Non ha solo voluto mettere un tetto a quanto i fan devono sborsare, ha anche cercato di mettere un freno alle commissioni applicate sui biglietti, ottenendo un rimborso per il pubblico da parte di Ticketmaster, alla rivendita sul mercato secondario e al dynamic pricing. Secondo il cantante, il meccanismo che determina il prezzo dei tagliandi in base alla domanda in tempo quasi reale, e che fa entrare molti soldi nelle casse degli artisti, «è una truffa».

A quanto pare, nulla di tutto ciò ha impedito al tour nordamericano dei Cure di raccogliere 37,5 milioni di dollari (circa 33,4 milioni di euro). Per la band inglese è un record, anche di affluenza: il Songs of a Lost World è stato visto fra Stati Uniti e Canada da 547 mila persone (dati Billboard Boxscore).

Non sono cifre incredibili in assoluto. Negli Stati Uniti, l’Eras Tour di Taylor Swift sta facendo registrare ben altri incassi, ma è una buona notizia sia per lo stato di salute dei Cure, che negli States non avevano mai attirato tanto pubblico, nemmeno al picco del successo commerciale, e per le battaglie portate avanti da Smith per il contenimento del prezzo medio del biglietto, che negli Stati Uniti era pari a 68,54 dollari, circa 61 euro, il 37% in meno della media dei 50 tour americani più popolari dell’anno. Si può lottare per abbassare i prezzi dei biglietti e uscirne ricchi.

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