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«I club sono luoghi di cultura»: l’Off Topic combatte la crisi con la formazione

L’hub torinese ha lanciato un progetto rivolto ai lavoratori del locale con workshop su digital marketing, progettazione culturale, diritto dello spettacolo. Può essere un modello anche per altri club?

Foto: SteBrovetto

La musica dal vivo è ferma da un anno, alcuni club chiudono, altri resistono a stento. Che fare? L’Off Topic di Torino, che è molto più di un club ma una sorta di hub culturale, ha inventato Off Camp e lo propone come esempio virtuoso di ripartenza, magari replicabile da altri locali. Al posto di lasciare i lavoratori a casa, propone loro un ampio progetto di formazione finanziato dai privati. Si tratta di workshop e laboratori su digital marketing e comunicazione, analisi del contesto, progettazione culturale, diritto dello spettacolo, sviluppo sostenibile, superamento del gender gap e altri argomenti. Un modo per reagire alla crisi in modo creativo e progettuale.

Il bello dell’iniziativa, spiega a Rolling Stone Annarita Masullo, «è stato innanzitutto tornare tutti insieme nel nostro spazio e avere il tempo dello studio e della riflessione. Perché abbiamo studiato, per quattro settimane, otto ore al giorno per cinque giorni a settimana. Abbiamo fatto un viaggio con 27 formatori meravigliosi. Per come siamo, per come viviamo il nostro lavoro, la formazione è un asset fondamentale: siamo divulgatori di cultura, noi dobbiamo essere in una formazione permanente per responsabilità verso il pubblico e per ciò che rappresentiamo per il territorio che presidiamo anche in termini sociali».

Secondo Masullo, Off Camp è la prova della specificità degli spazi culturali. «Non siamo discoteche e non siamo ristoranti, senza nulla togliere a questi spazi. Siamo qualcosa di diverso che va riconosciuto come tale: siamo luoghi di cultura, di lavoro di tantissime persone, di ideazione di contenuti, di aggregazione sociale, siamo reti di salvataggio nei territori senza alternativa, siamo il punto da cui partono tantissime carriere. Sanremo quest’anno è una fulgida testimonianza di percorsi artistici iniziati in spazi come il nostro. E tristemente siamo quelli mai nominati dal nostro Ministro. Avete mai sentito Franceschini pronunciare le parole live club o spazi culturali ? Se sì, quante volte? Due? Quante volte ha detto invece cinema e teatri?».

Le prospettive non sono rosee, spiega Masullo che fra le altre cose è anche co-fondatrice di La Musica che Gira. «Ci sono tavoli ministeriali convocati con 100 sigle senza ordini del giorno, senza un’agenda degli argomenti, senza cronoprogrammi. Ci sono protocolli che si portano al CTS senza pensare minimamente alla specificità degli spazi facendo di tutto un minestrone per cui Off Topic è nello stesso quadro di una fiera o di un palazzetto… quindi praticamente è destinato a non riaprire. Auspico un po’ di ordine negli argomenti, auspico che parli chi ha competenza su temi specifici, auspico che invece di parlare di tutto in tavoli fatti affinché tutti possano dire di essersi seduti al tavolo con l’istituzione, si parli di un tema alla volta e che si trovino soluzioni. Auspico che il settore faccia squadra invece di mandarsi frecciatine. Auspico che la riapertura sia sensata e che nessuno si faccia ingannare dalla corsa a un’apertura zoppa che non è nient’altro che “la copia di mille riassunti” parafrasando qualcuno che con le parole ci sa fare».

«Auspico che l’Italia torni ad essere degna di essere l’Italia», conclude Masullo. «Avessimo avuto questi politici e questa sensibilità di settore negli anni addietro la Cappella Sistina sarebbe stata un bel muro bianco, Puccini uno sconosciuto maestro di musica e Fellini un simpatico vecchietto con una sciarpetta».

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