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I big inglesi scrivono a Boris Johnson: «Le piattaforme di streaming sfruttano gli artisti»

Noel Gallagher, Damon Albarn, Peter Gabriel, Jimmy Page, Paul McCartney, David Gilmour e altri sollecitano il primo ministro a cambiare la legge che svantaggia musicisti e giovani autori

Foto: Fixelgraphy/Unsplash

Oltre 150 musicisti che vivono e operano nel Regno Unito hanno scritto una lettera a Boris Johnson «a nome dell’attuale generazione di artisti, musicisti e autori del Regno Unito». Tra i firmatari compaiono Noel Gallagher, Damon Albarn, Peter Gabriel, Jimmy Page, Robert Plant, David Gilmour, Annie Lennox, Chris Martin, Sting, Massive Attack, Paul McCartney, Kate Bush, Mark Knopfler, Bob Geldof, Skin. I big della musica inglese scrivono per difendere gli interessi di autori e musicisti più giovani, cresciuti nell’epoca della musica digitale. Scopo della lettera: permettere loro di guadagnare di più dalle piattaforme di streaming. Per farlo, dicono, basterebbe cambiare due parole di una legge.

«Per troppo tempo» scrivono gli artisti «le piattaforme di streaming, le etichette discografiche e altri giganti della rete hanno sfruttato i performer e i creatori senza remunerarli in modo corretto. Dobbiamo restituire il valore della musica nelle mani di chi la crea. I musicisti di oggi guadagnano molto poco con le loro opere: la maggior parte degli artisti riceve una piccola frazione di un centesimo di dollaro per ogni stream e ai musicisti non va nulla».

«Per rimediare basta cambiare due parole del Copyright, Designs and Patents Act del 1988. Facendolo, si modernizzerebbe la legge permettendo ai performer di riceve una parte di compenso, come dalle radio. Al cittadino non costerebbe un penny e anzi metterebbe in tasca dei soldi a chi paga le tasse nel Regno Unito, aumentando gli introiti di servizi pubblici come il National Health Service».

Mentre le multinazionali diventano sempre più potenti, gli autori di canzoni faticano a campare, scrivono gli artisti. Se le radio riconoscono agli autori il 50% degli introiti, i servizi di streaming pagano loro solo 15%. «Affrontare questi problemi renderebbe il Regno Unito il miglior Paese al mondo dove vivere per un musicista o un autore di canzoni, permetterebbe alla scena locale di rinascere, rafforzerebbe il nostro ruolo culturale nel mondo, provocherebbe una rinascita del mercato della musica registrata sia per gli ascoltatori che per i creatori, porterebbe allo scoperto una nuova generazione di talenti».

Qui sotto, l’elenco dei firmatari e la lettera.