Gonjasufi e Zomby: i figli legittimi del dub | Rolling Stone Italia
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Gonjasufi e Zomby: i figli legittimi del dub

Il nuovo album di Gonjasufi e quello di Zomby potranno sembrare molto diversi fra loro, ma c'è una radice dub che li lega irreversibilmente

Sumach Ecks, alias Gonjasufi. Foto: Facebook

Sumach Ecks, alias Gonjasufi. Foto: Facebook

Mi piace pensare, anche in maniera abbastanza ingenua, che il clima giochi un ruolo chiave nei due dischi che questo mese andiamo a maltrattare. Entrambi vantano un parente in comune, un antenato caraibico che, dopo essere nato in Giamaica, si è spostato un po’ ovunque nel globo: il Dub. Sumach Ecks, per gli amici Gonjasufi, è un insegnante di yoga che — almeno così narra la leggenda — vive in un furgoncino parcheggiato fuori da un Walmart.

Nato in California da madre messicana e padre di origini etiopi, Sumach veste di ruggine Lo-Fi i suoi album Dub psichedelici, pubblicati per Warp Records grazie allo zampino di Flying Lotus. Oscuro e allucinato, Callus mette chi ascolta sotto una pioggia di distorsioni, deformazioni lisergiche che delineano una figura decisamente più vicina a quella di un santone del deserto che a un qualsiasi artista nel roster Warp — senza contare il look rastafariano con dreadlocks e barbona incolta. Tra le più significative, Maniac Depressant sembra uscita dal mondo post-apocalittico di Mad Max, con i suoi tamburi tribali ricoperti da una patina arrugginita. Callus è il disco che più di tutti traccia le linee dell’universo mistico di Gonjasufi: dove tutto è possibile e gli eventi si determinano secondo associazioni assurde. Tipo che Lee “Scratch” Perry e i Death Grips fanno un disco insieme, qualcuno lo stampa su vinile e poi se lo dimentica per due settimane sotto la sabbia rovente del Nevada. Dall’altra parte, invece, sta l’elettronica.

Altri climi, sempre per quella teoria forse un po’ romantica di cui sopra, generano effetti diversi sulla radice Dub originaria. Lontano dal caldo torrido, l’ultimo nato in casa Hyperdub riflette forme grigie ma ultra-definite, proprio come fanno le vetrate a specchio dei grattacieli newyorchesi — Zomby si è rifugiato lì, nonostante sia nato nella terra di Sua Maestà e la sua etichetta sia ancora inglese. Ma a pensarci meglio, oltre che all’antenato, Callus di Gonjasufi e questo Ultra di Zomby hanno in comune anche un’ansia post-moderna, la costante afflizione per ciò che verrà (e, sicuramente, non è niente di buono). La differenza è che il primo affronta la cosa scappando nel deserto con dei distorsori a pedale, l’altro, segregandosi in uno scantinato della capitale economica americana, armato di Ableton 9 e probabilmente qualche blister di Lorazepam.

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di settembre.
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