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Gli Zero Assoluto si sono “quotati” in borsa

Insieme alla società ANote Music, il duo ha messo all’asta il 15% dei diritti editoriali e discografici del loro intero catalogo, sia passato che futuro: ora i fan possono investire e guadagnare sulle loro canzoni

Foto: Morena Brengola/Getty Images

La musica dopo la pandemia non sarà più la stessa, si dice spesso. Dopo gli esperimenti con gli NFT – di recente vi abbiamo raccontato quello di Boosta dei Subsonica –, ora gli artisti stanno sperimentando con un’altra novità, cioè la quotazione in una sorta di borsa musicale.

Tra i primi a sbarcare in questa nuova realtà ci sono gli Zero Assoluto, che hanno annunciato di aver aderito ai servizi della società lussemburghese ANote Music, fondata da due italiani e un belga, che si occupa proprio di investimenti in diritti musicali. Sostanzialmente, chi investe in azioni legate ai brani degli artisti può in seguito partecipare ai proventi sulla base di un prezzo calcolato sul rendimento medio delle royalties negli ultimi 3-5 anni.

Insomma, investire nella musica come in Borsa, in un connubio virtuoso fra arte e finanza che potrebbe rappresentare una nuova via per un settore che vive di sbalzi fra i big – che riescono nonostante tutte le difficoltà a sbarcare il lunario – e tutti gli altri che invece sono sempre soggetti alle oscillazioni del mercato. Nello specifico, il duo formato da Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi ha messo all’asta il 15% dei diritti editoriali e discografici del loro intero catalogo, compresa tutta la musica prodotta agli esordi e quella che produrranno nel prossimo futuro.

Per dare qualche dato a chi potrebbe essere interessato a partecipare ai loro utili, negli ultimi tre anni il catalogo degli Zero Assoluto ha generato royalties superiori ai 120mila euro (40mila l’anno). Anche per questo vengono valutati in generale 600mila euro, con un valore delle quote pari a 14,50 sulle royalties, con un rendimento previsto del 6,9%.

Il funzionamento è semplice. Gli investimenti avvengono attraverso le criptovalute, che permettono di acquistare quote dei cataloghi dei musicisti attraverso le quali si riceve periodicamente un corrispettivo in royalties da parte di Siae, Scf o altre società che si occupano di tutela del diritto d’autore. Le oscillazioni di Borsa, in questo caso, dipendono da varie voci, come il numero di streaming, di vendite o di sincronizzazioni dei brani in catalogo sulle varie piattaforme digital di fruizione della musica.

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