Gli Earth al Magnolia: «Conoscono il nostro posizionamento politico e non si sono opposti in alcun modo» | Rolling Stone Italia
Musica e politica

Gli Earth al Magnolia: «Conoscono il nostro posizionamento politico e non si sono opposti in alcun modo»

La band di Dylan Carlson si è esibita ieri sera a Milano. A Bologna una raccolta fondi per affrontare le spese del concerto saltato per la bandiera palestinese sul palco: «Entrare al TPO è sempre un gesto politico»

Gli Earth al Magnolia: «Conoscono il nostro posizionamento politico e non si sono opposti in alcun modo»

I messaggi del TPO e del Magnolia

Foto: Instagram

Dopo il concerto di martedì al TPO di Bologna che è stato annullato all’ultimo momento, col pubblico in attesa in sala, perché il locale non ha accolto la richiesta della band di Dylan Carlson di rimuovere la bandiera palestinese che era sul palco, gli Earth si sono esibiti ieri sera al Magnolia di Segrate, alle porte di Milano.

Prima del concerto il locale, che è una «associazione Arci di promozione sociale no profit», ha diffuso un messaggio: «Il Magnolia è dalla parte della Palestina libera e non ci può essere ambiguità per gli artisti che ospitiamo. Non c’è spazio per chi dal nostro palco sostenga genocidi, violenze e prevaricazioni. Il nostro palco non ha mai avuto bandiere, ma il nostro circolo è permeato di tutte le campagne e iniziative portate avanti negli anni, senza neutralità».

Dopo avere ribadito di essere contro il genocidio e a supporto «concreto e materiale» del popolo palestinese, il Magnolia ha spiegato che «il concerto di questa sera (gli Earth, che non vengono citati, ndr) è confermato, l’artista è a conoscenza del nostro posizionamento politico e non si è opposto in alcun modo».

«Mi scuso con le persone che questa sera avrebbero voluto vedere un po’ di musica a Bologna», ha scritto Carlson dopo l’annullamento di martedì, «ma il TPO di Bologna mette la politica al di sopra della musica e ha cancellato lo show degli Earth. Né la band, né il Freakout c’entrano qualcosa».

Il TPO e si è assunto l’onere di rimborsare i biglietti e per affrontare le spese ha attivato un crowdfunding (nel link in bio del profilo Instagram). «In queste ore stiamo ricevendo moltissimi messaggi di solidarietà e affetto, e vogliamo partire da qui: grazie», si legge sul profilo del centro sociale bolognese. «Ieri era previsto un live al TPO. Ci è stato chiesto di rimuovere la bandiera palestinese dal palco. Per noi non era una possibilità. Abbiamo quindi deciso di annullare il concerto. Per affrontare le spese del concerto (5000€!) e continuare a garantire l’agibilità e l’autonomia del TPO, per sostenere lo spazio e le persone che attraversano nello scegliere da che parte stare abbiamo attivato un crowdfunding. Entrare al TPO è sempre un gesto politico».

«Da oltre due anni siamo in piazza contro il genocidio del popolo palestinese, nelle manifestazioni, nelle assemblee e nelle mobilitazioni pubbliche. Al TPO le scelte simboliche e politiche nascono dalla sua comunità e dalla sua storia. Difendere queste scelte significa difendere il senso stesso di questo spazio».

E ancora: «La guerra civile globale contro i re del mondo pensiamo che riguardi anche la musica, anche in questo Paese, che ha la sua regina Giorgia Meloni, a cui vorremmo dare una grossa spallata insieme». Il TPO rilancia quindi l’appello al mondo della cultura e dello spettacolo ad aderire alla giornata internazionale di protesta del 28 marzo, con un concerto finale come quello che si sta organizzando a Londra.

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