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Gli artisti italiani omaggiano Battisti

Da chi ci ha lavorato insieme come Franco Mussida a chi è venuto dopo come Colapesce, Rkomi e Calcutta abbiamo raccolto i pensieri dei musicisti italiani sul grande cantautore, a vent'anni dalla sua scomparsa.

FRANCO MUSSIDA (fondatore Premiata Forneria Marconi)
A distanza di più di 45 anni, il primo pensiero su Battisti riguarda i musicisti di cui si è circondato per dare, dal vivo, le sensazioni che desiderava. Da Mi Ritorni in Mente fino a La Canzone del Sole passando Amore e non Amore, le sessioni venivano registrate in diretta assieme a parte della PFM e della formula Tre. Sessioni serene, gioiose. A scandire quella serenità era l¹approccio di Lucio, specie il suo sorriso. Aveva un rapporto felice con la musica, ma al contempo profondo e isolato, quando si concentrava sul canto e sulle intenzioni che dava. Le viveva da solo in profondità. Metteva tutto il suo talento tra chitarra e voce. A quei tempi non si sapeva cosa fosse il click, il tempo fisso determinato dall’elettronica. A comandare il tempo era il battito del piede e il respiro. Tutte cose che venivano da lui, che era la guida di tutto. Il suo concentrarsi sull’aspetto emotivo e il suo lasciarsi vivere liberamente tra testo e ritmica della melodia lo portava a esaurirsi totalmente in ciò che faceva. Così diventava per tutti una giuda sicura, certa. Quando terminava, dopo un attimo, posato lo strumento, si riavvicinava a noi per i commenti. Qualsiasi fosse il giudizio, «buona alla prima» o «La rifacciamo, che dite?» riappariva sempre il suo sorriso. Trasferiva in modo forte il privilegio di ciò che faceva, percepivo che si sentiva libero. Una libertà artistica ma non solo. Comunicava che sentiva molto privato il suo approccio con la musica. Sentiva lei sola, come il suo vero riferimento. È lei che viveva in profondità, nel suo rapporto con le parole e i suoi ritmi, ben studiate con Mogol. Non il mercato, né lo show business. Non va dimenticato poi che Lucio non fece mai una vera tournée per guadagnare dalla vendita dei biglietti. Anche all’epoca si mostrava come una strana figura, tanto sociale nel rapporto individuale, quanto tendente all’essere un misantropo alla Glenn Gould nel suo rapporto con il sistema discografico. Sentiva appagato il suo bisogno di esprimersi in modo creativo. Con quello solo incontrava il pubblico. Oggi mancano la sua voce e la sua scrittura. Ma forse ciò di cui mi spiace di più è non poter più rinnovare l’esperienza di vederlo sorridere. Un sorriso che si sposava benissimo con il colore internazionale, quasi esotico della sua voce.

COLAPESCE
Battisti per me significa tantissimo. Spesso ho fatto anche delle sue cover dal vivo. Per esempio Don Giovanni, del periodo panelliano. Dischi come Il nostro caro angelo e Anima Latina sono stati davvero formativi per me. I grandi successi li avevo assimilati già da piccolo grazie a mia madre, però le sue opere un po’ più nascoste le ho riscoperte in momenti successivi della mia breve carriera artistica. Anima Latina mi ha aperto un mondo di sonorità nuove, soprattutto a livello di produzione e composizione. E poi, l’ultima fase che ho assorbito è quella del periodo con Panella. Era veramente molto avanti, dalla scrittura alla produzione. Ed è il motivo per cui è rimasto un gigante, anche negli anni successivi. Perché aveva anche una visione da produttore, non solo cantautore, che l’ha messo sempre in una luce diversa, come artista a 360 gradi. Ha fatto scelte coraggiose, non a caso è uno dei pochi artisti italiani davvero stimati all’estero. David Bowie era suo fan, così come lo è Caribou. Pensa solo a Il Veliero, che è forse il primo pezzo house della storia. Battisti aveva una visione del futuro che lo rende speciale, un innovatore. Alcune delle sue cose, com’è naturale che sia, oggi sono un po’ invecchiate: ma c’è sempre questa aria sempreverde attorno a lui che non andrà mai via. Lo si sente sia nei pezzi famosi che in quelli meno famosi. Come il 90% dei chitarristi, l’ho scoperto strimpellando La Canzone del Sole. È disarmante come riuscisse a comporre melodie tanto semplici quanto avvincenti. Pura avanguardia per il pop dell’epoca.

RKOMI
Ho in mente questo scambio tra un ragazzo del pubblico e lo stesso Lucio:
Ragazzo dal pubblico: «Lucio, vorrei sapere se ti senti originale.»
Lui: «No, mi sento Lucio Battisti.»
È stato la mia più grande ispirazione fra i musicisti italiani insieme a Lucio Dalla. Geni senza tempo. Mi piace ricordarli insieme.

EX-OTAGO (Francesco Bacci)
Il mio primo ricordo della musica di Battisti è nitidissimo. Ricordo che andavo in vacanza coi miei genitori e mia sorella. Mio papà faceva le classiche cassettine compilation dove metteva di tutto, anche gli Iron Maiden. Avevo 5/6 anni e ricordo di aver sentito “Non piangere salame dai capelli verde rame” e mi ha conquistato. Mi faceva impazzire quel pezzo, anche perché aveva questo ritornello che non è un ritornello ma è un po’ corale e gridato. Poi come tutti ho smesso di ascoltarlo per poi riscoprirlo da grande, dopo l’adolescenza. Da quando ho iniziato a comprare i vinili, ne avrò comprati un botto di Battisti. Mi si è aperto un mondo: ho trovato solo freschezza e attualità. Prendi Perché no: lì ci ho trovato davvero una poetica quotidiana che ora è tornata tantissimo coi vari Calcutta, Giorgio Poi, Gazzelle. Sai, quelle canzoni belle ma che parlano di gelato o macelleria. E questo tipo di linguaggio l’ha inventato lui. Battisti era un Maestro semplice, ma anche un nerd dello strumento, suoni di synth, basso e chitarra devastanti. E poi c’è Amarti un po’, che è il pezzo più bello della musica leggera italiana: due accordi, più altri due ogni tanto. Micidiale, bellissimo.

CALCUTTA
Lasciando stare la sua musica (che amo da impazzire), mi sento attratto da Battisti per la sua riservatezza, per il fatto che non amasse i riflettori mediatici o che non cercasse di proporsi al mondo come un personaggio. Vorrei che fosse un modello per tutti. La mia canzone preferita è Amarsi un po’.

RICCARDO SINIGALLIA
Ho scoperto Battisti intorno ai 14 anni, nella mia comitiva di amici al mare. Come al solito, fra chitarre e radio. All’inizio non ero molto colpito, soprattutto dalla voce. Poi invece è entrato profondamente in me. Al di là di questioni razionali, è diventato naturalmente l’artista italiano che mi ha influenzato di più. Non soltanto dal punto di vista musicale, sopratutto per il rapporto fra musica e testo. Questa accoppiata con Mogol, che poi ho avuto la fortuna di conoscere, è stata per me un miracolo della musica italiana, a scanso di qualsiasi critica letteraria o intellettualistica. Le loro canzoni sono un meccanismo perfetto che, a distanza di molti anni, ancora impressionano. Ci sono decine di canzoni sue che venero, almeno 3/4 per ogni album. C’è il Volume 2 che per me è un manuale di scrittura, di arrangiamento e pure di produzione. Con gli amici una volta ho fatto questo gioco in macchina: io mettevo pezzi anni ’60 italiani a paragone con coi corrispettivi inglesi dell’epoca. Era davvero impressionante la qualità produttiva e di scrittura di Battisti. Acqua Azzurra, acqua chiara è un classico e la prendono tutti come tale, però è sconvolgente. Ma anche Mi ritorni in mente: nessuno è mai riuscito a eguagliare quella leggerezza nelle parole. Sembra tutto facile, ma non è così. E poi c’è anche l’ultima parte della carriera. Questa opera di distruzione, di ricollocamento, di voglia di scrostarsi di dosso l’etichetta del cantante pop. Apprezzo molto il coraggio che ha avuto, da Don Giovanni in poi.

DREFGOLD
Quando da piccolo giravo in macchina coi miei nonni, mettevamo sempre delle cassette nella radio. Dentro c’erano delle compilation di vari cantanti italiani, da Venditti a Lucio Dalla, fino a Battisti. Quando partiva I Giardini di Marzo la dedicavamo a Marta, mia sorella più piccola, che è nata a marzo. Quando penso a Battisti mi tornano in mente ricordi bellissimi. Big Battisti.

COMA COSE
Battisti ha significato una ventata d’aria nuova per la musica italiana. In primis, per la forma canzone. Sono canzoni che ti fanno ascoltare i genitori da bambini, ma per quanto siano universali e facili da cogliere, non c’è niente come i suoi pezzi. Nei primi poi c’è molta psichedelia, quindi ti arriva forte questa sensazione di libertà creativa. Se sei curioso di musica queste cose non possono lasciarti indifferente. Come penso tutti i ragazzini, l’ho scoperto coi dischi dei genitori e le compilation da ascoltare in macchina mentre si andava al mare. Da grande poi sono andato ad approfondire. La cosa bella di Battisti è che ti può tranquillamente accompagnare in tutte le tue età. Ci sono canzoni più leggere come Acqua Azzurra, Acqua Chiara o canzoni più profonde e sociali come Il Mio canto libero. La mia preferita rimarrà sempre Confusione.

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