Gli artisti di apertura e la backing band hanno abbandonato il tour di Ed Sheeran | Rolling Stone Italia
Addio

Gli artisti di apertura e la backing band hanno abbandonato il tour di Ed Sheeran

Se ne vanno Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe, Beoga. Ora è davvero un “solo tour”. La protesta dopo l’esclusione di Macklemore e nonostante il messaggio del cantautore. Roger Waters: «Sei un coglione»

Gli artisti di apertura e la backing band hanno abbandonato il tour di Ed Sheeran

Ed Sheeran

Foto: press via Warner

Il messaggio di ieri sera in cui Ed Sheeran ha spiegato che l’esclusione di Macklemore dal suo tour negli stadi americani non è dipesa da lui, ma dal promoter – «non sono complice», ha scritto il cantautore – non è evidentemente bastato a placare il malcontento nei suoi confronti. Poco dopo, infatti, con una sincronia che fa pensare a un’azione coordinata hanno lasciato il tour di Sheeran gli artisti di apertura Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe e la backing band che accompagna il cantautore nei pezzi in cui omaggia le sue radici irlandesi, i Beoga.

«Non si possono silenziare gli artisti quando parlano a nome degli oppressi», ha scritto Finneas. Il fratello di Billie Eilish avrebbe dovuto aprire alcuni concerti del Loop Tour. «Ho deciso di ritirarmi dalle prossime date con Ed Sheeran. Sto dalla parte della Palestina e del suo popolo». Tra i commenti quello di Greta Thunberg («Slay») e il plauso dell’attrice Lena Headey e delle musiciste Michelle Branch e Allison Russell, mentre ieri i Kneecap hanno pubblicato una loro foto con Macklemore accompagnata da un messaggio di vicinanza e solidarietà col rapper.

Si è tirato fuori dal tour anche l’irlandese Aaron Rowe: «Ho deciso di ritirarmi dal ruolo di support act del tour nordamericano di Ed Sheeran. Non ho preso la decisione alla leggera. Ed è un amico e mi ha cambiato la vita, non potrei mai ringraziarlo abbastanza. Ma noi irlandesi sappiamo fin troppo bene cosa sono il genocidio, la carestia imposta, l’occupazione violenta. Non posso stare dalla parte di miliardari che usano la loro posizione di potere per zittire le voci giuste di chi prende posizione contro il genocidio di Israele e punta il dito contro le stragi di bambini. Perderei il rispetto che ho di me stesso e non potrei far finta che sia tutto normale. Ho bisogno di restare fedele a me stesso e ai miei antenati che hanno opposto resistenza alla colonizzazione e hanno combattuto per la libertà di cui godo oggi in Irlanda. Free Palestine».

Proprio il legame con l’Irlanda – Sheeran è inglese, ma la sua famiglia ha origini irlandesi – ha portato sul palco del Loop Tour i Beoga che accompagnano in alcuni pezzi il cantautore, di solito sul palco da solo, e con lui hanno anche registrato in passato. Anche loro si sono chiamati fuori. «Per noi musicisti» scrivono «suonare di fronte a un pubblico del genere è un sogno», ma questo non impedisce loro di «decidere di non essere più la band di Ed Sheeran nelle date rimanenti del Loop Tour americano dopo che Macklemore è stato ridotto al silenzio dalle lobby sioniste». Sono amici del cantautore da una decina d’anni e sperano di continuare ad esserlo. «È importante che tutti sappiano che il vero nemico è la lobby sionista. Hanno lavorato incessantemente per ridurre al silenzio gli artisti che vogliono parlare liberamente di un genocidio che sta accadendo sotto i nostri occhi».

Il riferimento è a Robert Kraft, il miliardario proprietario della squadra di football dei New England Patriots e del Gilette Stadium che ha negato la possibilità di usare lo stadio per il concerto già fissato nel caso Macklemore fosse rimasto l’artista di apertura. Secondo il rapper, Kraft avrebbe convinto altri proprietari degli stadi a fare altrettanto, portando alla decisione del promoter di scaricare Macklemore. I Beoga invitano a fare ricerche su «quanto ha fatto Robert Kraft per contrastare il BDS», il movimento che chiede sanzioni e boicottaggi nei confronti di Israele e che in Inghilterra è riuscito a far cancellare alcuni concerti di Jonny Greenwood dei Radiohead.

I Beoga erano presenti al Met Life durante il discorso di Macklemore. «Siamo dalla sua parte e anche lo stadio lo è stato, il che ha spaventato le lobby». In quanto irlandesi, scrivono, «sappiamo cos’è il colonialismo. In quanto membri fondatori del movimento Irish Artists for Palestine siamo attivisti impegnati nella ricerca della giustizia e sempre lo saremo. Quanto accaduto serve a distrarre dal vero problema, oltre 1000 palestinesi sono stati uccisi da quando è stato proclamato il più recente, cosiddetto cessate il fuoco. Up the workers. Free Palestine».

Si sono chiamati fuori dal tour anche i Lukas Graham, ovvero il gruppo danese di Lukas Forchhammer che una decina d’anni fa ha avuto grande successo anche in Italia con 7 Years. «Sono cresciuto a Christiania, una piccola comunità in Danimarca dove la libertà di parola era una pratica quotidiana. Avere i soldi non rendeva la tua opinione più valida di quella degli altri. I soldi non ti danno il diritto di gestire la conversazione. Il conto corrente non dovrebbe farti decidere chi può parlare o di quale sofferenza possiamo discutere. Adoro Ed, gli sono grato per quello che abbiamo condiviso. Questa cosa non è cambiata», scrive Forchhammer che non può «continuare il tour visto come stanno le cose. Ci ritiriamo dalle date rimanenti. Mi spiace non esserci. È una decisione difficile, ma è quella a cui sento di dover essere fedele».

Non si è fatta attendere la reazione di Roger Waters che via Instagram ha mandato un videomessaggio a Sheeran. Titolo: “Ed who?”. «Esistono due tipi di persone al mondo», dice Waters, «quelli che fanno la cosa giusta, come il rapper Macklemore, e quelli come te, coglione, che fanno la cosa sbagliata. Addio».

Si è unita al dibattito anche la deputata americana dem Alexandria Ocasio-Cortez che ha detto a Fox News che «non si tratta solo dell’esclusione di Macklemore» e che il problema non è Sheeran, ma l’azione di Kraft che ha coinvolto gli altri proprietari degli stadi nella «censura della libertà di espressione» e le élite economiche «che possono impedire che venga affrontato un problema di enorme portata, in questo caso il genocidio a Gaza».

In un comunicato Kraft ha scritto che la sua azione «non mira a sminuire la sofferenza dei palestinesi innocenti, né a negare a nessuno il diritto di difenderne gli interessi. Il dolore e le morti sono reali. Ma tale difesa non dovrebbe andare a discapito della comunità ebraica, né oscurare la responsabilità di Hamas… Sono d’accordo con Macklemore. Sono state perse troppe vite e c’è stata troppa sofferenza, ma limitarsi a diffondere solo certe informazioni e ignorare le azioni di Hamas non è onesto e non fa altro che alimentare ulteriori divisioni e odio».

Nel messaggio di ieri Sheeran ha spiegato che «la decisione di escludere Macklemore dal tour è stata presa dal promoter, non da me. Il contratto di Macklemore per il tour era con il promoter, non con me». Cancellare il tour in segno di protesta? «Non potevo deludere i fan che avevano fatto dei programmi, né avrei abbandonato chi lavora al tour e gli altri artisti e musicisti di supporto che dipendono da me per lavorare e guadagnarsi da vivere». Il cantautore si è detto «inorridito dal conflitto tra Israele e Palestina» e ha aggiunto che «ho sempre usato la mia posizione e la mia musica per unire persone di ogni provenienza e cultura e questo non cambierà mai. Chiunque sia stato a uno dei miei concerti sa che sono uno spazio di unità, gioia, evasione, amore, un luogo in cui tutti devono sentirsi i benvenuti. Non sono complice. Ho le mie opinioni su questo conflitto devastante. Il fatto che scelga di non esprimermi pubblicamente non significa che non ne abbia, e non significa che non mi importi. E non significa nemmeno che non sostenga delle cause a modo mio, nel privato».

E ancora: «Il mio pubblico comprende giovani e spesso bambini, di ogni provenienza. Chi viene ai miei concerti non si aspetta di trovarsi di fronte a una discussione politica. Rispetto la determinazione di Macklemore nel prendere posizione e gridare ciò in cui crede. Ma per arrivare allo stesso obiettivo, la pace, ci sono approcci diversi. Io scelgo di usare la mia notorietà e la mia piattaforma per creare uno spazio sicuro e accogliente, per mantenere aperti il dialogo e la diplomazia, non per chiuderli. Se ci concentriamo soltanto su chi urla più forte, nulla cambierà mai. Ci sono vari modi di battersi per il cambiamento».