Giorgio Moroder, Ghali ed Elisa: benvenute OGR | Rolling Stone Italia
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Giorgio Moroder, Ghali ed Elisa: benvenute OGR

Salvo l'imprevisto con cui si è conclusa la serata, la prima serata dell'immenso spazio torinese è stata un successo

Sono anni in cui nella zona torinese di Porta Susa si sta vivendo una certa transizione fra il vecchio e il nuovo. La stessa stazione dei treni ottocentesca lì vicino è stata abbandonata un po’ a sé stessa, dopo che ne è stata costruita una di fianco, moderna e dal design avveniristico.

Con l’intento forse di dare il buon esempio, la Fondazione CRT ha ripreso in mano l’area dei giganteschi capannoni abbandonati dove un tempo gli operai riparavano convogli ferroviari—proprio di fianco alla stazione—e li ha riconvertiti in un polo culturale immenso (si parla di 10mila metri quadrati) e dalle possibilità pressoché illimitate.

Nascono così le Officine Grandi Riparazioni. O meglio, rinascono con una nuova natura e una nuova missione, quella di dare a Torino un ulteriore spazio di aggregazione culturale e di fruizione d’arte. Che siano installazioni, talk oppure, come nel caso del Big Bang di cui sopra, concerti.

E non parliamo esclusivamente di live sperimentali dedicati a una nicchia di addetti ai lavori del mondo dell’arte, ma di una serata, quella di sabato 30 settembre, che potesse coprire ogni frequenza dello spettro udibile della musica contemporanea. Si è partiti così dalla Boiler Room di Alva Noto, un po’ imboscata in sala Duomo per lasciare spazio allo staff di finire di allestire il palco principale, qualche metro più in là. E proprio qui, un’oretta e mezza di visual psichedelici e bassi dopo, che un’orchestra di una sessantina di elementi orchestrali guidati da Giorgio Moroder ha finalmente inaugurato il palco principale delle Officine. Giorgio comunque non è salito immediatamente sul pubblico, ma ha fatto da narratore fra un pezzo e l’altro durante la performance, iniziata con il Tony’s Theme di Scarface. Più in là invece ci si è tenuti le vere fucilate disco, quelle che tutte le mamme in sala stavano aspettando, quindi Hot Stuff o I Feel Love.

Fra un cambio palco e l’altro, a fare da collante è stato il viso bonario di Neri Marcorè, che terminato Moroder (fra applausi e pure qualche lacrima dei più irriducibili) introduce Ghali davanti a una folla quanto mai eterogenea. E dopo averlo visto dal vivo qualcosa come 4 volte nell’ultimo anno, è lecito pensare che non potesse essere granché come live. Errore, dato che il giovane (t)rapper di Baggio sembra aver preo particolarmente a cuore il nuovo spazio torinese e il suo nuovo pubblico. Ne è risultato uno dei sui migliori concerti finora.

Un piccolo fuori programma si è registrato quasi al termine del live successivo, quello di Elisa. Qualcuno, forse per creare un diversivo per arraffare qualche portafoglio, ha spruzzato dello spray urticante al peperoncino, scatenando un fuggi fuggi generale attraverso le uscite di sicurezza. Un vero peccato interrompere un live diverso da quelli che è solita fare la cantante veneta: la reinterpretazione in chiave drum and bass, dubstep ed elettronica dei suoi pezzi più famosi. Nessun DJ set conclusivo di Moroder chiuderà la serata, che imprevisti a parte è stata un successo. Come se fosse stato un modo per testare il locale nelle situazioni belle ma anche meno belle.