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Gibson rischia la bancarotta

Secondo il Nashville Post il leggendario produttore delle chitarre di Jimmy Page, Slash e Chuck Berry è sommerso da debiti e obbligazioni, tutte da saldare entro il 23 luglio. Se non dovesse farcela, si potrebbe arrivare al fallimento.
Jimmy Page dei Led Zeppelin. Foto di Robert Knight Archive/Redferns

Jimmy Page dei Led Zeppelin. Foto di Robert Knight Archive/Redferns

Ne è passato di tempo da quando Lester William Polfuss arrivò da Gibson con in mano The Log, il primo prototipo di quella che diventerà la chitarra simbolo del rock mondiale, la Les Paul. Era il 1940 e, nonostante lo scetticismo (e l’ironia) di tutti i liutai dell’azienda, era proprio quello lo strumento che avrebbe cambiato la storia di Gibson e della chitarra elettrica. La Les Paul, nel corso dei decenni, è finita nelle mani di più o meno tutti i guitar hero: Chuck Berry, B.B. King, Jimmy Page, Eric Clapton, Slash e persino David Gilmour, storico “uomo-Fender”, che l’ha suonata nel solo di Another Brick in the Wall pt.II.

Una storia bellissima, leggendaria, che purtroppo rischia di finire affogata nei debiti: secondo la ricostruzione del Nashville Post, quotidiano della città d’origine del brand, il bilancio di Gibson sarebbe gravato da obbligazioni per 375 milioni di dollari e da prestiti con istituti di credito per 145 milioni. Come se non bastasse Bill Lawrence, il direttore finanziario, è andato via dopo nemmeno un anno di lavoro.

La notizia, purtroppo, non è una novità per chi ha seguito le vicende recenti del marchio. Nel 2017 Gibson ha ricevuto un prestito d’emergenza – di 130 milioni di dollari – da GSO Capital Partners, un’operazione che secondo il Nashville Post avrebbe preoccupato gli investitori, che lamentavano una mancanza di chiarezza sullo stato finanziario dell’azienda. Sia le obbligazioni che il prestito, infatti, scadranno il 23 luglio, e a solo sei mesi di distanza la società si ritrova senza direttore finanziario e con poche possibilità d’uscita.

Qualcuno prenderà il controllo della società, i creditori o gli obbligazionisti. È una situazione che viene da lontano

“Gibson sta finendo il suo tempo, e in fretta”, si legge nel pezzo del Post. “Nonostante un guadagno annuale di oltre un miliardo di dollari, la situazione economica della casa di Nashville è tutto meno che normale”. Secondo Kevin Cassidy – uomo di Moody’s, anche lui citato nell’articolo -, Gibson ha tre possibilità: cedere parte del capitale, rinegoziare i debiti o, addirittura, iniziare un procedimento fallimentare. Proprio Moody’s Corporation, nel 2016, aveva declassato i titoli di Gibson alla classe di credito CAA2, cioè con “scarsa qualità e dal rischio d’investimento molto alto”.

«Stiamo monetizzando gli assett che non hanno raggiunto risultati soddisfacenti», ha dichiarato l’ad Henry Juszkiewicz. «Con questa operazione riusciremo a ridurre il debito e generare fondi da assegnare a quei segmenti di business che invece funzionano. È importante tornare al successo economico, solo così potremo rifinanziare la società». Juszkiewicz ha spiegato che la sezione strumenti musicali è ancora in salute, ma non produce guadagni al livello delle aspettative. Il contrario di quanto succede in casa Fender, dove gli introiti crescono grazie all’introduzione di una serie di linee di strumenti budget, una linea di produzione che Gibson ha poi implementato, ma con diversi anni di ritardo.

Da qui a luglio, quindi, si deciderà il futuro della manifattura di Nashville. Sembra assurdo, ma esiste davvero la possibilità che l’azienda fallisca o passi di mano. Secondo Reshmi Basu di Debtwire, infatti, «qualcuno prenderà il controllo della società, i creditori o gli obbligazionisti. È una situazione che viene da lontano, e con poche vie d’uscita».

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