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Ghali contro i rapper che non parlano di Willy: «Fa comodo restare ambigui sulla violenza»


Con una serie di storie su Instagram, Ghali ha attaccato i colleghi che non prendono posizione sul caso di Colleferro. «Le cose sono due: o non ve ne frega niente, oppure siete molto simili a quei ragazzi»

Ghali

Foto: Paolo Mottadelli

«A tutti i colleghi che non stanno dicendo niente su quello che è successo a Willy: tutto a posto? Avete delle cose più importanti da comunicare?», così Ghali, in alcune storie pubblicate su Instagram, a proposito del silenzio di parte della scena rap italiana su quello che è successo a Willy Monteiro Duarte, ragazzo di 21 anni ucciso a Colleferro la notte del 5 settembre. «Avete dei messaggi più importanti in questo momento di Covid, dove tutto è praticamente fermo? È tutto normale per voi?», chiede il rapper milanese.

Ghali accusa i colleghi della scena – e poi del settore musicale italiano in generale – di ipocrisia, di aver sostenuto Black Lives Matter come una qualsiasi moda social, e che il caso di Colleferro è molto più vicino al loro mondo di quanto pensano. «Dagli addetti ai lavori alle security degli artisti con tatto fascisti o cose simili, fa sempre comodo restare ambigui sulla violenza», dice. «Quando si viene interpellati diventa: eh ma è un mood, un viaggio, è arte, io in realtà intendo il contrario, racconto quello che vedo e voglio fare capire alla gente che è una strada sbagliata. Sempre ambigui perché fa comodo».

«Con Black Lives Matter si sono tutti fiondati a pubblicare quadrati neri. Perché fa moda, perché tutto il mondo lo pubblica e quindi dobbiamo farlo anche noi. Senza poi dargli significato, senza muoversi effettivamente in quella direzione», continua Ghali. «Però Willy no. Ma è una situazione molto vicina a noi, perché conosco benissimo la scena italiana. Il rap italiano è diverso, ci si permette di dire cose che in altri paesi non si permetterebbero di dire, perché finirebbe in un altro modo. Comunque le cose sono due: o non ve ne frega niente, oppure siete molto simili a quei ragazzi. Oppure siete in un ambiente simile a quello. Perché nel rap succede questo, è così».

Una delle storie pubblicate da Ghali

«Non voglio assolutamente fare polemica ma quei volti hanno qualcosa di familiare. Sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando, non facciamo finta di niente», conclude Ghali. «Capisco l’utilizzo dei social per promuovere il proprio business e sopprimere la nostra insicurezza postando stronzate tutti i giorni su quanto siamo belli cercando di fare invidia a qualcuno più insicuro di noi. Ma non dimentichiamoci che da bambini sognavamo una piattaforma da usare per un valido motivo, perché chi c’era non lo faceva per noi».

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