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Flashback: Scott Walker spiega come suonare un pezzo di carne cruda

Una clip estratta dal documentario ’30 Century Man’ mostra quanto il musicista si spingesse lontano per registrare i suoni terrificanti nella sua mente

«È molto desolata», dice Scott Walker della sua musica in un’intervista del 2006 per il documentario 30 Century Man. «Più vado avanti, più le cose si fanno desolate». E così è stato. È difficile pensare a un musicista popolare, o che è stato popolare, che ha trasformato le sue opere in maniera più completa, e affascinante, di quanto ha fatto Scott Walker nel corso della sua carriera. Dopo gli esordi, quando cantava grandi ballate drammatiche con i Walker Brothers – anche se nessuno dei tre membri si chiamava davvero “Walker” –, si è incamminato verso una sorta di terra di nessuno musicale.

Quando nel 1995 uscì il suo album solista Tilt, Walker – scomparso lunedì 25 marzo a 76 anni d’età – stava scrivendo la musica più seducente e inquietante del pianeta: canzoni che prendevano la palette orchestrale e i toni baritonali dei Walker Brothers e li riadattavano in nome di un suono spaventoso e sconcertante.

«Ho un’immaginazione da incubo – ho fatto brutti sogni per tutta la vita – quindi tutto nel mio mondo è sovradimensionato», spiega nella clip in cima all’articolo, che risale all’epoca del seguito di Tilt, l’album del 2006 The Drift.

Nel video potete osservare anche dei filmati inediti, girati in studio mentre Walker lavorava con il produttore Peter Walsh. Per chiunque abbia ascoltato Tilt, non sarà una sorpresa scoprire che il lavoro di Walker aveva raggiunto un livello tale per cui gli strumenti convenzionali non avevano più senso. Vediamo i suoi tecnici mentre costruiscono una scatola di compensato, su cui schiantano un mattone per trovare un particolare suono di percussioni. E, incredibilmente, vediamo anche Walker mentre spiega a un uomo qual è il modo giusto per prendere a pugni un grosso pezzo di carne – forse del bacon? – così da ottenere il suono di cui aveva bisogno per la traccia Clara.

«Devi fare in modo che abbia più “uh-uh”», dice mimando la cadenza di cui aveva bisogno. «Capisci cosa voglio dire? Se aspetti troppo tempo tra un pugno e l’altro… non si tratta di essere troppo veloci, ma più vari».

Se avesse avuto meno talento, idee del genere sarebbero suonate ridicole, se non completamente folli. Ma per quanto tutto possa sembrare assurdo, gli ultimi album di Walker suonavano sempre coerenti, per non dire estremamente specifici. Prendete Jesse, da The Drift, ispirata dal gemello nato morto di Elvis Presley e con un testo con versi come “Six feet of foetus/Flung at sparrows in the sky”, in cui Walker canta sommerso in suoni spaventosi e sussurri, masse di archi dissonanti e strani frammenti di chitarra. Non era musica per tutti. Ma a differenza dei singoli dei Walker Brothers, sicuramente più accessibili, non era questa l’intenzione di chi l’aveva scritta.

«Abbiamo raggiunto un punto in cui siamo a nostro agio nel rumore, un rumore tutto nostro con cui la gente si identifica. E come faceva Beckett, adesso lo stiamo solo affinando», dice nella clip. «Per esempio… non c’è un vero arrangiamento; ci sono grossi blocchi di suono. È una cosa cominciata con Tilt, con gli organi. Ci sono grossi blocchi di suono e nessun tentativo di scrivere arrangiamenti glamour, o cose del genere».

La devozione di Walker verso la sua particolare musa ha dato vita a un culto di fan devotissimi, tra cui molti musicisti famosi, da David Bowie ai Sunn O))), che hanno collaborato con lui nell’album del 2014. Alla fine della clip, Brian Eno spiega perché il lavoro di Walker è senza precedenti. «Per quanto mi riguarda, credo che dovrebbe essere considerato non solo un grande compositore, ma un grande poeta», dice. «I suoi testi sono impareggiabili. E mi sorprende che venga considerato una figura marginale. Non è molto prolifico, ma la qualità del suo lavoro è assolutamente straordinaria».

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