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Flaming Lips: Kliph Scurlock fa mea culpa

Il batterista licenziato corregge le affermazioni sul "razzismo" di Wayne Coyne e chiede scusa per i suoi atteggiamenti: "Capisco le decisioni della band"

Coyne e Scurlock in una foto d'archivio di Michelle Martin Coyne

Il licenziato (e contestato) bassista dei Flaming Lips Kliph Scurlock è intervenuto con una lettera su Facebook sulla vicenda del suo allontanamento dalla formazione dell’Oklahoma, aggiustando un po’ il tiro – come si dice in questi casi – sui contorni dell’episodio che ha tirato in ballo anche razzismo e discriminazione etnica. Questa forma di spiegazione sui fatti delle scorse settimane è stata però rimossa: ora la si può leggere per intero solo accedendo alla cache della pagina. Di seguito le parti salienti, tradotte in italiano:

Mai ho accusato, e mai accuserò Wayne Coyne di essere un razzista. So che non lo è (…) Nonostante l’abbia dichiarato formalmente, e abbia detto che azioni che agli altri sembravano razziste non lo erano affatto, ho letto titoli nel fine settimana dove si diceva che lo avevo accusato di questo. Ma guardate, se lo fosse lo direi. Lo conosco davvero bene, e so senza ombra di dubbio che non lo è. Invece è come me per tanti versi: tante cose non arriviamo a capirle nel profondo, ma è perché come nazione che non le capiamo. Sono sicuro che non sa di cosa si parli quando si parla di appropriazione culturale, o come possa avere un effetto sulle persone.

Scurlock si assume la responsabilità di gran parte della vicenda che ha portato alla sua esclusione dalla band:

Guardare Wayne venire addirittura minacciato di morte mi ha davvero spaventato. Negli anni abbiamo avuto delle divergenze e mi ha detto e ha fatto delle cose che secondo me non erano giustificate o che ho considerato quasi odiose e pensavo che me la sarei goduta a vederlo scottarsi con le conseguenze delle cose che sono successe… Ma non me la sono goduta. Per niente.

E ancora, riflettendo sulle collaborazioni più pop e stravaganti e pop del gruppo, Scurlock fa mea culpa:

Ho fatto molte riflessioni, arrivando alla conclusione che non sono stato il soldatino perfetto che credevo di essere all’interno della band. Ci sono state molte cose alle quali non mi sono interessato: il disco con Kesha, l’album di cover degli Stone Roses o quello dedicato a Sgt. Pepper’s, la collaborazione con Miley Cyrus… semplicemente me ne sono chiamato fuori. Mi sono convinto che non era importante che ci fossi o no (ed è così: verranno fatti o sono stati fatti a prescindere dalla mia presenza), ma ora capisco che immagine possa aver proiettato di me sugli altri componenti della band e capisco che possa aver creato dubbi sulla mia fedeltà alla formazione. Se questo era o è quello che pensavano… hanno ragione.

“Pur avendo messo da parte”, scrive il batterista, “i miei sentimenti personali sulla canzone con Kesha per il progetto Heady Fwends e ci ho lavorato su duro, non ho fatto assolutamente un cazzo su nessuna delle canzoni previste per il disco “Lipsha” (quello bloccato dall’etichetta della pop singer, ndr). Ora capisco che è stato imperdonabile. Nei Flaming Lips o sei al 100% dentro o sei fuori. È un atteggiamento che ammiro e parte del motivo che mi spinse a entrare nel gruppo. E mi sono convinto, specie nell’ultimo paio di anni, di essere completamente nella band quando invece non lo ero. Pensavo che avrei potuto fare solo le cose che mi interessavano e farne altre quando invece non era questo il caso, ed è un comportamento da idioti. Mi vergogno del fatto che lo capisco solo adesso”.

Scurlock alla batteria con i Deerhoof:

Al momento in cui scriviamo, dalla sua vetrina su Twitter Wayne Coyne non ha ancora commentato le nuove dichiarazioni dell’ex collega.

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