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Facciamo cose, vediamo gente. La genesi dell’album live dei Baustelle

Il loro primo album dal vivo. Doppio e in vinile, è la summa di tre live romani dell’ultimo tour, affollati da fan storici e altri inaspettati come Nanni Moretti

Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, i Baustelle

Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, i Baustelle

Faccio cose, vedo gente. Ricorda la famosa scena con Nanni Moretti in Ecce Bombo, la fricchettonissima copertina del primo album dal vivo dei Baustelle, Roma Live!. «Sono due ragazze sedute prima di un nostro concerto», racconta a RS il cantante Francesco Bianconi, «era una foto che avevo in casa e che ho dato ai Malleus (collettivo grafico famoso in tutto il mondo per le sue locandine, ndr) perché la interpretassero nel loro stile a metà tra psichedelia californiana e art decò evocando Roma sullo sfondo, il Gasometro e il Colosseo».

Oltre al fatto di averlo registrato durante il tour di Fantasma alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, all’ex Mattatoio di Testaccio e all’Auditorium della Conciliazione (con tre formazioni: orchestra sinfonica, fiati, quartetto d’archi), il disco ha altri elementi di romanità: «Anche se mancano i nostri pezzi romani, Piangi Roma con Valeria Golino e Contà L’Inverni, dal punto di vista emozionale Roma ha dato molto alla nostra resa musicale, e non solo per il calore dei fan, molti che ci seguono dagli inizi, o i “daje” che si sentivano nelle registrazioni. In più ci piaceva l’idea di una cornice definita in cui far vivere le nostre canzoni». Le ragioni dietro alla scelta della scaletta sono più esplicite se si ha tra le mani un disco in vinile, in questo caso doppio: «Il primo rappresenta il giorno, la parte più rock registrata in una location aperta come quella di Testaccio; il secondo è il disco nero, la notte, una sequenza da messa sinfonica dei pezzi più lenti e notturni, delle ballad».

E un doppio vinile, di ottima e pesante grammatura, non può non essere letto come una celebrazione, “meritata” a detta della band stessa, dopo anni di attività: qualche settimana fa un bel pezzo di Francesco Farabegoli uscito su Prismo faceva risalire la nascita dell’attuale (e ora, secondo l’autore, in crisi di mezza età) scena indie rock italiana al 2005, con l’uscita de La Malavita dei Baustelle. Quella scena e quel pubblico Bianconi se li ricorda bene, pure esteticamente: «Quando abbiamo cominciato, il look era fisso, perché ai concerti c’erano soprattutto studenti appassionati di indie rock. Ci si apparteneva quasi per forza, gli stilemi erano quelli del grunge e del brit pop. Ora sono meno riconoscibili, non hanno divise; i fan di vecchia data spesso arrivano in coppia e a volte ci raccontano che hanno fatto un figlio con una nostra canzone. In questo ultimo tour ho visto molta gente adulta, il pubblico potenziale dei cantautori di una volta. Mi fa molto piacere che al concerto all’Auditorium ci fosse Nanni Moretti, non proprio uno che viene dall’indie rock».

Bianconi invece qualcosa di morettiano ce l’ha: «Prima dei concerti mangio una banana perché, pure se non mi piace, mi dà energia, e bevo un bicchiere d’alcol, vino di solito, perché sono ansioso». E morettiano è pure l’alone di mistero che circonda il prossimo lavoro in studio: «Sarà completamente diverso da tutti gli altri, nei testi e nelle musiche (Bianconi ha pure detto di star ascoltando molto pop anni ’70, asciutto e con poco riverbero, alla Amanda Lear); è come se si fosse chiuso il primo tempo di qualcosa, ma ancora non so dire come sarà il secondo».

Questo articolo è pubblicato su Rolling Stone di novembre.
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