Il boicottaggio ha funzionato? Eurovision 2026 è stato un flop? Il successo di un boicottaggio si misura attraverso vari parametri tra cui l’impatto sulla reputazione del soggetto che viene colpito, e in questo caso le polemiche che hanno preceduto e accompagnato il Song Contest europeo hanno senz’altro colpito nel segno. In quanto ai dati diffusi da EBU e Rai, sono di segno contrastante. Da una parte la finale del sabato, che è tradizionalmente quella che attira buona parte dell’attenzione del pubblico, ha fatto registrare uno share medio del 42,6%, con un calo di circa il 5% rispetto al 2025. Non è una débâcle, insomma. Ma è vero che in termini assoluti mancano all’appello 35 milioni di spettatori: quelli di quest’anno sono stati 131 mili0ni in 35 mercati televisivi, nel 2025 erano stati dichiarati 166 milioni in 37 diversi mercati.
Nel diffondere i dati la European Broadcast Union, che organizza la manifestazione che è stata ospitata a Vienna e vinta da Dara con Bangaranga (a questo link la nostra intervista), ha messo in evidenza i lati positivi: lo share medio del 42,6% della finale, per quanto in calo, è comunque il doppio della media dei canali che l’hanno trasmessa, segno di un interesse del pubblico e in particolare di quello tra i 15 e i 24 anni, dove lo share medio sempre per la finale ha raggiunto il 54,8%. Il tutto accompagnato da 2,75 miliardi di visualizzazioni dei contenuti ufficiali tra social e piattaforme video nei mesi compresi tra gennaio e maggio.
Un altro motivo per vedere il bicchiere mezzo pieno: l’audience del 2026, pur in calo, è comunque superiore a quella delle edizioni comprese tra il 2009 e il 2023. In ogni caso, il calo di spettatori rispetto al 2025 non si è visto in Italia: per la Rai si segnalano 5,1 milioni di telespettatori, +267.000 rispetto all’anno scorso.
Una curiosità. Come è noto, Paesi Bassi, Spagna, Irlanda, Slovenia e Islanda hanno boicottato l’edizione 2026 a causa della presenza di Israele, il cui rappresentante Noam Bettan alla fine è arrivato secondo con Michelle. I primi tre citati, ovvero Paesi Bassi, Spagna e Irlanda, risultano però nella rosa dei dieci Paesi non partecipanti che hanno votato di più. Il pubblico, insomma, ha voluto comunque esprimersi.












