Eric Clapton: «Dopo il vaccino temevo di non suonare più» | Rolling Stone Italia
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Eric Clapton: «Dopo il vaccino temevo di non suonare più»


«Ho sentito le mani congelate e insensibili, praticamente inutili per due settimane», dice una lettera del chitarrista sulle reazioni ad AstraZeneca. «Ma la propaganda dice che sono sicuri per tutti»

Eric Clapton

Foto: Gareth Cattermole/Getty Images

Eric Clapton ha raccontato la sua «disastrosa» esperienza con il vaccino per il Covid-19 in una lettera diffusa in rete. Il chitarrista ha anche detto che «la propaganda» ha sopravvalutato la sicurezza del farmaco. A qualche mese dalla canzone anti-lockdown Stand and Deliver, suonata insieme a Van Morrison, a febbraio Clapton ha ricevuto la prima dose di AstraZeneca, e ha raccontato tutto a Robin Monotti Graziadei, un architetto e attivista anti-lockdown, che ha condiviso – con l’autorizzazione del chitarrista – la sua lettera su Telegram. Rolling Stone US ha verificato l’autenticità del documento e ha chiesto un commento ai rappresentanti di Clapton, che non hanno ancora risposto.

«Ho fatto la prima dose di AZ e ho avuto subito effetti avversi che sono durati dieci giorni. Alla fine ho recuperato e mi hanno detto che avrei dovuto aspettare dodici settimane per la seconda dose», scrive Clapton. «Sei settimane dopo mi hanno offerto di farla subito, con qualche raccomandazione in più sui pericoli dell’iniezione. Non c’è bisogno di specificare che la reazione è stata disastrosa: le mani e i piedi erano congelati, insensibili o doloranti, inutili per almeno due settimane. Temevo di non suonare più (soffro di neuropatia periferica e non mi sarei mai dovuto avvicinare al farmaco). La propaganda, però, diceva che era sicuro per tutti…».

Nella lettera, Clapton parla anche di aver scoperto nuovi «eroi», come il politico britannico anti-lockdown Desmond Swayne, così come diversi canali YouTube con la stessa mentalità (qualcuno li definirebbe cospirazionisti).

«Continuo sulla strada della ribellione passiva, faccio il possibile per poter stare vicino alla mia famiglia, ma è difficile mordersi la lingua con tutto quello che so adesso», scrive il chitarrista. «Poi mi hanno suggerito di contattare Van Morrison. È così che ho trovato la mia voce: anche se cantavo le sue parole, echeggiavano nel mio cuore. Ho registrato Stand and Deliver nel 2020, subito mi hanno ricoperto di scherno e disprezzo».

Lo scorso dicembre, Clapton ha commentato così l’uscita del brano: «Siamo in molti a supportare Van e i suoi sforzi per salvare la musica dal vivo; è un’ispirazione. Dobbiamo alzare la voce, farci vedere, perché dobbiamo trovare una via d’uscita da questo casino. Dell’alternativa non vale la pena parlare. La musica dal vivo potrebbe non riprendersi più». (A quanto pare, Clapton ha anche prestato un van a una band inglese che continua a suonare in tour come protesta contro le misure di isolamento).

Nella lettera, il chitarrista rivela anche di aver suonato su un brano di Latest Record Project Vol. 1, l’ultimo album del cantautore irlandese – di cui abbiamo parlato qui. Si tratta di Where Have All the Rebels Gone?. «Non è un brano aggressivo o provocatorio, si chiede semplicemente dove siano finiti i ribelli… cioè dietro agli schermi dei computer. Dov’è lo spirito, dov’è l’anima, dove sono finiti i ribelli?», spiega Clapton. «Io sono stato un ribelle per tutta la vita, ho combattuto la tirannia e l’autoritarismo più arrogante, che è quello che abbiamo adesso. Ma cerco anche compassione e amore… sono convinto che è grazie a loro che vinceremo».

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