Elton John raccontato da Billy Joel

Oggi il baronetto compie 71 anni. «Elton ha regalato a tizi dall'aspetto buffo come me l'opportunità di avere una carriera».

Elton John si definisce come una rockstar, e la sua vita gli dà ragione. Una rockstar dell’antica Roma aristocratica. L’ho capito quando abbiamo suonato insieme in tour: nel backstage c’erano uomini in toga, altri vestiti da centurioni o con corone di foglie sulla testa. Nel camerino di Elton John ci sono migliaia di occhiali, un centinaio di modelli di scarpe e più o meno 50 abiti di Versace. È un cazzo di nobile, e lo adoro. Il mio camerino ricorda una rosticceria.

Se parliamo di tecnica pianistica, Elton John mi surclassa. È fantastico – un misto tra Jerry Lee Lewis, Fats Domino e Little Richard. Il suo stile è spontaneo, improvvisato, è sempre una sfida ascoltarlo. E questo è il suo contributo al rock & roll e al pop: il suo talento da musicista. Prima di lui erano tutti un po’ James Taylor – cantautori con la chitarra. Elton John ha riportato in auge il pianoforte. Sa di cosa è capace il suo strumento. Il pianoforte è uno strumento percussivo, come la batteria. Non puoi strimpellare un pianoforte. Elton John lo sa benissimo, ha uno stile sincopato, ritmico, molto africano, conseguenza della sua formazione gospel, della sua passione per il caro vecchio R&B. Elton e Bernie Taupin hanno scritto album incredibili, da Elton John a Goodbye Yellow Brick Road.

L’ho incontrato per la prima volta in Olanda, in un hotel di Amsterdam. Era la seconda metà degli anni settanta, e lui era al massimo della fama, io il tizio di “Piano Man”. Eravamo in una piccola stanza e abbiamo parlato per un po’. Gli ho detto che ero un fan, lui mi ha spiegato che conosceva la mia musica. Mi sembrava bellissimo: in mezzo a migliaia di chitarristi, ecco due pianisti, l’inglese e l’americano.

Il rock & roll, almeno a livello seminale, non era solo chitarra elettrica. Elton ha regalato a tizi dall’aspetto buffo come me l’opportunità di avere una carriera. Quando suonava nei Bluesology, la sua prima band, non pensava che sarebbe diventato una rockstar. Proprio come me. Non somigliavo a Mick Jagger o Paul McCartney o Jim Morrison.

Certo, pensavamo che avremmo suonato il piano per queste band, ma alla fine ci siamo ritrovati con questi occhialoni buffi, con abiti folli, con stile da rockstar. Ancora oggi, quando ne parliamo, ci viene da ridere.

Elton non ha mai smesso. Io non pubblico un nuovo singolo dal 1993, e ogni volta che lo vedo mi dice: “Billy, perché non scrivi qualche nuova canzone?”. “Elton, perché non ne scrivi qualcuna in meno tu?”. Insomma, non ha bisogno di nuovo materiale, ne ha di incredibile: Rocket Man, Crocodile Rock, Bennie and the Jets, Tiny Dancer, Your Song e The Bitch is Back.

Ogni cantautore melodico deve qualcosa a Elton John, il melodista supremo. Non capisco un cazzo di nuove band, ma chiunque voglia suonare le tastiere dovrebbe inchinarsi di fronte a Elton. Come Cole Porter, Richard Rodgers, Carole King e i Beatles, è testimone di una lunga tradizione di melodie meravigliose.

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