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Effetto Taylor Swift: d’ora in poi ri-registrare i propri album sarà più difficile?

Mentre l’americana lotta per riappropriarsi dei suoi album producendo le ‘Taylor’s Version’, secondo il Wall Street Journal la Universal ha adottato contromisure affinché la cosa non si ripeta tanto spesso

Foto press

L’operazione che sta portando Taylor Swift a ri-registrare i suoi primi sei album, di cui non possiede i master, sembrava una follia. E invece è un grande successo come testimonia l’accoglienza delle Taylor’s Version di Fearless uscita in aprile e soprattutto di Red, che è, tra le altre cose, l’album di un’artista più ascoltato di sempre in un giorno su Spotify.

Pur non avendo la proprietà dei master originali degli album che vanno da Taylor Swift del 2006 a Reputation del 2017 (è passata di mano due volte senza che venisse concessa alla cantante la possibilità di comprarne i diritti), Swift sta immettendo sul mercato copie d’autore di quelle opere, con l’aggiunta di inediti e pezzi rari come la versione da 10 minuti di All Too Well, invitando i fan ad ascoltare le nuove incisioni. Non solo: Swift, in quanto autrice, controlla il publishing e perciò può invitare chi acquista in licenza le canzoni per film, serie e pubblicità a utilizzare le nuove versioni, col risultato che le vecchie perdono di valore.

Molti artisti non possiedono i propri master e Taylor Swift potrebbe fare scuola. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, l’etichetta che sta pubblicando le nuove versioni di Swift, la Universal, sta cercando di difendere i propri interessi nel caso altri artisti decidano di seguire le orme di Her Swiftness.

Nei nuovi contratti, la Universal avrebbe aumentato il lasso di tempo in cui è impedito a un artista di ri-registrare le proprie canzoni. È normale che nei contratti sia presente una clausola di questo genere, per evitare che circolino sul mercato doppioni della musica su cui l’etichetta ha investito e che sta promuovendo.

Tale periodo è misurato in due modi: gli anni che passano dall’ultimo album consegnato all’etichetta e gli anni che passano dalla scadenza del contratto. Nei vecchi contratti Universal tali periodi erano di cinque e due anni, ora sono di sette e cinque anni. Non solo: per altri sette anni l’artista non può ri-registrare più di due canzoni, la qual cosa rende impossibili operazioni come quella di Swift che sta rifacendo dischi interi. A fronte di queste clausole, riferisce il Wall Street Journal, vengono aumentare le royalties e migliorata la trasparenza dei meccanismi coi quali vengono calcolate.

Nel caso specifico di Swift, la Universal distribuisce sia i vecchi album usciti per l’etichetta Big Machine, sia quelli nuovi. Il cambiamento ai contratti sarebbe precedente l’uscita di Fearless (Taylor’s Version) e Red (Taylor’s Version), ma come dice Susan Genco della Music Artists Coalition, «Taylor ha cambiato le cose, non solo per i fan, ma anche per altri artisti che sono ispirati a ri-registrare le proprie canzoni e controllare la propria musica. Taylor dà il buon esempio e mostra a fan e artisti che è possibile controllare il proprio destino».

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