L'editoriale di gennaio di Massimo Coppola, ascoltando David Bowie | Rolling Stone Italia
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L’editoriale di gennaio, ascoltando “Blackstar”

Iniziamo il 2016 con Tarantino e con David Bowie. Questo mese trovate in edicola un sacco di cinema ma anche una buona dose di musica, compreso il test rock’n’roll che abbiamo fatto ai 5 Seconds of Summer. Lo avranno superato?

Buon compleanno David Bowie, 69 anni

Buon compleanno David Bowie, 69 anni

Scrivo queste righe ascoltando Blackstar di David Bowie, la stella nera (e invisibile), perfettamente adatta al nostro tempo gloomy che sembra non passare mai, che sembra fermarsi e andare velocissimo allo stesso modo, come un paradosso logico alla Tiziano Ferro (“Non fermarti proprio adesso, perché dopo non si può”, cantava in Stop! Dimentica). I segnaposto che ci siamo dati – rivoluzioni e rotazioni, soli e lune che albeggiano e tramontano, e mesi, anni, decenni, millenni – sembrano tutti azzerati nella modalità della contemporaneità assoluta nella quale siamo entrati.

Scalfisce anche i rituali più massicciamente scolpiti nella nostra coscienza collettiva. L’anno nuovo, da sempre oscuro presagio e anche sensuale aspettativa, come ogni inizio è una pietra miliare messa lì a dare un senso a qualcosa che altrimenti non l’avrebbe. Senza la pietra, il riquadrino d’erba su cui è poggiata non sarebbe in nulla diverso da ogni altro riquadrino d’erba che corre lungo la strada che stiamo percorrendo, famelici o sedati, accaniti o perversamente appisolati, a occhi spalancati o aperti a fatica di fronte a un sole simile a quello dei film di fantascienza che è diventata la nostra vita – un sole pallido, fortissimo e alieno. Lo dicono anche nelle serie tv: è il new normal, bellezza.

Scordiamoci le certezze e viviamo alla giornata


Scordiamoci le certezze e viviamo alla giornata, facendo del nostro meglio per sopravvivere. Ma sono proprio tempi interessanti come i nostri che ci fanno appiccicare come sanguisughe alla sfrenata bellezza della vita. Quindi, il proposito di Rolling Stone per il 2016 è questo: siate sanguisughe. Succhiate il succhiabile. Il lamento di Bowie, solenne e furbescamente ritorto come una spirale che centrifuga tutto quel che abbiamo mangiato negli ultimi quarant’anni, è perfettamente adatto a convincerci a far finta di niente almeno qualche volta, a chiudere gli occhi e aspettare che il pezzo finisca per poi farlo ripartire – mandando affanculo i flauti e i sassofoni, se ci danno fastidio.

E alla fine andare a vedere quel pezzettino d’erba che sta sotto la pietra miliare.

E dunque gennaio, anno domini 2016. Abbiamo deciso di cominciare da Tarantino. Siamo andati a Los Angeles a vedere il suo film – massiccio e monumentale come una, ehm, pietra miliare. Abbacinati dal tepore californiano, dalla affettata gentilezza da Grand Hotel di Beverly Hills, ce la siamo in effetti goduta, benedicendo a ogni secondo il culo spropositato che ci ha fatti arrivare fino a qui. E spero ne godrete anche voi – Quentin Tarantino non si risparmia e, anche se mille parole valgono meno di una sua inquadratura, sono un ottimo preliminare.

Molto cinema – good old movies – in questo numero: Iñárritu che porta DiCaprio a una nuova incredibile interpretazione. Il nuovo biopic su Steve Jobs (quello riuscito) scritto da Sorkin e diretto da Danny Boyle, che intervistiamo – un eroe della pop culture: vi devo ricordare Trainspotting o la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra con il musical sul Servizio Sanitario Pubblico Britannico? E Ryan Gosling, eroe cattivo di un film buono sulle banche e contro le banche, pensa te, ché ormai Hollywood è un covo di estremisti anticapitalisti vegani.

That’s entertainment! E quando la realtà è così ingombrante da entrare nel mondo dei sogni, non è affatto un cattivo segno, anzi. Poi ci sono realtà che esistono in quanto incubi avverati – leggetevi il ritratto del jihadista medio, una nuova categoria dello spirito dei tempi o la storia sui bikers fascisti che supportano Putin, per averne un’idea.

And some music: i cinque-secondi-d’estate volgarmente detti 5SoS che alla fine non sono banali – gli abbiamo fatto il test rock’n’roll e hanno passato l’esame. Parleremo ancora di loro e se anche non vi piace la loro musica – nemmeno io li ascolto eh, diciamo che li studio – potrete ricredervi sul fatto che siano solo dei pupazzotti bellocci messi lì a far soldi. E leggetevi cosa hanno combinato i Massive Attack a Roma: quelli riuscirebbero a risultare cool anche dormendo, figuriamoci se vanno a mettere i dischi in una villa romana. Noi c’eravamo e ve lo raccontiamo. E Luca Tommassini, l’uomo che più di tutti ha dato all’immagine di X Factor la qualità internazionale che nessuno può negargli. Last but not least, una strepitosa Lana Del Rey, la piccola maudite con le labbra a cuore, intervistata da James Franco e fotografata da Steven Klein. Tiè.

Questo è il nostro cocktail di inizio anno – scolatevelo tutto, non ha controindicazioni.

Questo articolo è pubblicato in versione integrale su Rolling Stone di gennaio.
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