Ed Sheeran ha pubblicato su Instagram un post in cui per la prima volta parla dell’esclusione di Macklemore dal tour spiegando che la decisione è stata presa dal promoter e non da lui, e che a suo modo di vedere ci sono diversi modi di battersi per il cambiamento, non solo quello “urlato” del rapper.
«Sono inorridito dal conflitto tra Israele e Palestina», premette Sheeran. «La sofferenza e il dolore causati da entrambe le parti sono una tragedia. Nel mondo ci sono troppe guerre che provocano sofferenze incalcolabili, e nessuna di queste dovrebbe essere tollerata». È stato Macklemore a chiedergli l’anno scorso di aprire il concerti. Sheeran ha accettato poiché lo rispetta come artista e come sempre fa gli ha lasciato carta bianca nella scelta della scaletta. Dopo le due esibizioni nel New Jersey, però, le venue delle succesive date del tour gli hanno comunicato che avrebbero cancellato gli show se Macklemore avesse continuato a essere l’artista di supporto.
«Mi è stato spiegato che questa posizione era legata al modo in cui Macklemore aveva espresso una parte del suo messaggio durante l’esibizione, e non a tutto ciò che aveva detto. Per tutta la settimana ho parlato a lungo con le venue, cercando di fare da ponte tra le due parti. Una delle persone con cui ho parlato è stata Robert Kraft. Ho anche partecipato a colloqui con i promoter insieme ad attivisti di entrambe le parti nel tentativo di trovare una soluzione condivisa da tutti, ma la decisione dei locali e dei promoter era definitiva».
«La decisione di escludere Macklemore dal tour è stata presa dal promoter, non da me. Il contratto di Macklemore per il tour era con il promoter, non con me», chiarisce Sheeran, spiegando che non poteva scelto cancellare il tour: «Non potevo deluso i fan che avevano fatto dei programmi, né avrei abbandonato chi lavora al tour e gli altri artisti e musicisti di supporto che dipendono da me per lavorare e guadagnarsi da vivere».
In quanto alle accuse di non essersi esposto politicamente, Sheeran dice che «ho sempre usato la mia posizione e la mia musica per unire persone di ogni provenienza e cultura e questo non cambierà mai. Chiunque sia stato a uno dei miei concerti sa che sono uno spazio di unità, gioia, evasione, amore, un luogo in cui tutti devono sentirsi i benvenuti. Non sono complice. Ho le mie opinioni su questo conflitto devastante. Il fatto che scelga di non esprimermi pubblicamente non significa che non ne abbia, e non significa che non mi importi. E non significa nemmeno che non sostenga delle cause a modo mio, nel privato».
C’è un motivo, aggiunge il cantautore, per cui non usa la mia visibilità per parlare di politica: «Il mio pubblico comprende giovani e spesso bambini, di ogni provenienza. Chi viene ai miei concerti non si aspetta di trovarsi di fronte a una discussione politica. Rispetto la determinazione di Macklemore nel prendere posizione e gridare ciò in cui crede. Ma per arrivare allo stesso obiettivo, la pace, ci sono approcci diversi. Io scelgo di usare la mia notorietà e la mia piattaforma per creare uno spazio sicuro e accogliente, per mantenere aperti il dialogo e la diplomazia, non per chiuderli. Se ci concentriamo soltanto su chi urla più forte, nulla cambierà mai. Ci sono vari modi di battersi per il cambiamento».
La conclusione: «Ho passato questa settimana cercando di costruire ponti e trovare una soluzione, purtroppo non ci sono riuscito. So chi sono, sia come persona che come artista, e chi mi conosce davvero conosce anche i miei valori».
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