Ecco come Westminster ha convinto i reali a far cantare Elton John al funerale di Diana | Rolling Stone Italia
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Ecco come Westminster ha convinto i reali a far cantare Elton John al funerale di Diana

In una lettera resa pubblica, il decano dell'abbazia cerca di convincere il palazzo che l'esecuzione irrituale di 'Candle in the Wind 1997' avrebbe rabbonito l’opinione pubblica adirata con Buckingham Palace

È uno dei grandi momenti pop degli anni ’90: Elton John che il 6 settembre 1997 interpreta una versione rivisitata del suo classico Candle in the Wind al funerale della principessa Diana. Pubblicata una settimana dopo col titolo Candle in the Wind 1997, diventerà uno dei singoli di maggior successo della storia, il più venduto di sempre (sì, all’epoca si compravano le canzoni) dopo White Christmas di Bing Crosby.

Poteva non accadere. Lo rivelano documenti resi pubblici nei giorni scorsi dall’Archivio Nazionale del Regno Unito da cui emerge che si temeva che la casa reale considerasse la canzone «troppo sentimentale» per essere suonata al solenne funerale di Diana a Westminster.

Secondo i documenti citati da Sky News, è stato il decano dell’abbazia Wesley Carr a convincere il palazzo che l’esibizione della popstar avrebbe rabbonito l’opzione pubblica adirata coi reali per la reazione fredda alla morte dell’amatissima (dal popolo) Diana.

In una nota indirizzata a un alto membro della casa reale, il tenente colonnello Malcolm Ross, con Downing Street in copia, Carr scrive che «si tratta di un punto cruciale del servizio funebre e desideriamo perciò esortarvi ad essere audaci. È il momento dove accade l’inaspettato e si evoca la modernità rappresentata dalla principessa. Suggerisco rispettosamente che qualsiasi altro pezzo classico o corale (anche un classico popolare di Lloyd Webber) sarebbe inappropriato».

«Meglio» continua Carr «sarebbe la canzone allegata di Elton John (nota a milioni di persone, al di là del fatto che la sua musica piaceva alla principessa), che avrebbe una sua potenza. Ha scritto nuove parole per il brano che già viene suonato e cantato in tutta la nazione in ricordo di Diana. È sempre in radio. Il suo uso in questo contesto rappresenterebbe un gesto di fantasia e generosità nei confronti dei milioni di persone che sento il lutto come un fatto personale: è la cultura popolare al suo meglio».

«Nel caso si considerino le parole troppo sentimentali (anche se non è affatto un male, dato l’umore nazionale), ci si può limitare a cantarle, senza stamparle. Sono disponibile» conclude il decano «a discuterne al telefono».

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