Ecco come un musicista può guadagnare 200 mila dollari in pochi giorni | Rolling Stone Italia
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Ecco come un musicista può guadagnare 200 mila dollari in pochi giorni

Spoiler: con un colpo di culo o con le carte. È la cifra che Steve Albini ha vinto in un torneo di poker e che 'Running Up That Hill' ha fruttato su Spotify nell'ultima settimana grazie a 'Stranger Things'

Ecco come un musicista può guadagnare 200 mila dollari in pochi giorni

Steve Albini e Kate Bush

Foto: Paul Natkin/Getty Images (1)/Chris Walter/Wireimage

Nell’ultima settimana due grandi musicisti molto differenti tra loro hanno guadagnato, per motivi ancor più differenti, un bel gruzzolo: 200 mila dollari a testa. Da un lato una delle artiste pop più schive della storia, Kate Bush, che all’apice del successo smise di andare in tour per 35 anni, dall’altra uno dei musicisti più influenti dell’alternative rock, Steve Albini, musicista in band come Big Black, Shellac e Rapeman che ha prodotto (lui preferirebbe dire registrato) innumerevoli dischi, tra cui In Utero dei Nirvana, Surfer Rosa dei Pixies, Rid of Me di PJ Harvey, Walking into Clarksdale di Page & Plant.

Se le carriere dei due non potrebbero essere più distanti, le modalità con cui hanno raggiunto quella cifra sono ancora più assurde. Kate Bush, come vi abbiamo raccontato, è tornata alla ribalta grazie a Stranger Things che, all’interno della sua stagione, ha dato ampio spazio alla sua Running Up That Hill, portando tutta una nuova generazione a scoprire la hit anni ’80. Il brano, che viaggia al ritmo forsennato di 57 milioni di ascolti a settimana sul solo Spotify, ha raggiunto per la prima volta il primo posto della classifica del Regno Unito a 37 anni dalla pubblicazione, diventando così il brano che, nella storia, ci ha messo più tempo a raggiungere la vetta. Questi 57 milioni di ascolti hanno generato agli aventi diritto circa 200 mila dollari, stimando 0,0035 dollari, ovvero 35 millesimi di dollari a stream.

Che Steve Albini fosse un grande giocatore di poker, invece, lo si era già capito nel 2018, quando durante un appuntamento delle World Series di poker aveva vinto 105.629 dollari, prevalendo su 310 avversari, tanto da guadagnarsi un documentario sulla piattaforma PokerGO. Albini, che si presenta alle gare indossando sempre una t-shirt di qualche oscura band alternative rock, questa volta ha avuto la meglio su 773 giocatori, riuscendo a conquistare il montepremi di 196.089 dollari.



«Non venite a dirmi che la musica è un azzardo», ha twittato ironicamente Damon Krukowski, batterista della storica band dei Galaxie 500 e membro del duo Damon & Naomi, ora ricercatore entusiasta e scrittore di musica (la nostra recensione al suo ultimo saggio, Ascoltare il rumore, la trovate a questo link), unendo queste due – a loro modo stravaganti – notizie. Krukowski infatti cerca da sempre di far chiarezza sulle economie della musica, un po’ come David Byrne all’interno del saggio Come funziona la musica, non limitandosi però alla sua esperienza personale e diretta, ma indagando gli sviluppi costanti di un mercato oscuro e algoritmico.

Ultimamente, non sapendo più che pesci prendere, le case discografiche chiedono agli artisti di trovare altre vie per economizzare la loro carriera, dall’uso disperato di Tik Tok alle attività laterali di influencer. Magari dovrebbero solamente allenare i propri artisti a giocare a poker. O tenere corsi di misticismo zen per farli pazientare 37 anni nell’attesa che uno show televisivo rilanci un loro brano. Come dice Krukowski, se la musica è un azzardo, tanto vale provarci, no?