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È morto Toots Hibbert, pioniere del reggae

Aveva 77 anni ed era stato ricoverato con i sintomi del coronavirus. Nella sua lunghissima carriera aveva contribuito a rendere famoso il reggae nel mondo e anche – a suo dire – a dare al genere il suo nome, che deriverebbe dal suo brano del 1968 "Do the Reggay"

Michael Putland/Getty Images

Frederick “Toots” Hibbert, frontman dei Toots and the Maytals e pioniere della musica reggae, è morto questo venerdì a 77 anni.

“È con il cuore pesante che annunciamo che Frederick Nathaniel ‘Toots’ Hibbert è morto questa notte, circondanto dalla sua famiglia, all’University Hospital of the West Indies di Kingston, Giamaica”, si legge in una dichiarazione pubblicata dalla sua famiglia. “La sua famiglia e i suoi collaboratori ringraziano i medici e gli infermieri per la loro professionalità e chiedono di rispettare la loro privacy in questo momento di lutto. Hibbert lascia una moglie di 39 anni, Miss D, e sette dei suoi otto figli”.

La causa della morte non è stata rivelata, ma il pioniere del reggae era stato ricoverato questo mese con i sintomi del coronavirus. Più tardi era stato messo in coma farmacologico, e un portavoce aveva detto che stava “lottando per la vita”.

Nato in Giamaica nel 1942, Hibbert aveva creato un nuovo stile mescolando rocksteady e ska con elementi della musica tradizionale giamaicana e con gospel, soul, R&B, e rock. Era in grado di partorire brani perfetti per una festa ma anche per lanciare invettive di giustizia sociale, con una voce che ricordava Otis Redding e Ray Charles ma che era anche distintamente sua.

La morte di Hibbert arriva solo poche settimane prima dell’uscita del nuovo album dei Toots and the Maytals, Got to Be Tough, il primo in oltre 10 anni e ora l’ultimo album della lunghissima carriera di Hibbert, durante la quale l’artista ha avuto un ruolo non solo nel dare al mondo la musica reggae ma persino – a suo dire – nel dare al genere il suo nome, che deriverebbe dal suo brano del 1968 Do the Reggay.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US