È morto Sly Dunbar | Rolling Stone Italia
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È morto Sly Dunbar

Il batterista ha costituito col bassista Robbie Shakespeare (1953-2021) una delle sezioni ritmiche più note della storia del reggae. Sono anche nei dischi di Bob Dylan e Grace Jones, in Italia di De Gregori e Jovanotti

È morto Sly Dunbar

Sly Dunbar

Foto: David Corio/Getty Images

È morto il batterista giamaicano Sly Dunbar. Aveva 73 anni. La moglie Thelma lo ha confermato a The Gleaner: «Sono andata a svegliarlo verso le 7 di stamattina, ma non rispondeva». Non è stata resa nota la causa del decesso, si sa che Dunbar era malato da tempo.

Dunbar, che ha iniziato a registrare a soli 15 anni, cha avuto una carriera prolifica e molto influente soprattutto per il lavoro svolto in coppia col bassista Robbie Shakespeare (morto nel 2021). Si stima che Sly & Robbie siano presenti in oltre 200 mila registrazioni contando tracce originali, remix e campionamenti. Sono stati la sezione ritmica dei Black Uhuru, di Jimmy Cliff e Peter Tosh e grazie alla loro reputazione hanno collaborato con Bob Dylan e Grace Jones (in Italia li si ritrova ad esempio in Scacchi e tarocchi di Francesco De Gregori e in Safari di Jovanotti, ndr). Hanno anche pubblicato numerosi album a proprio nome e hanno avuto un ruolo cruciale nel modernizzare il reggae.

Nato Lowell Fillmore Dunbar il 10 maggio 1952 a Kingston, Giamaica, attribuiva alle sorelle il merito di avergli fatto conoscere la musica di Otis Redding, Booker T. & the MGs, Sly and the Family Stone, da cui il soprannome Sly. L’influenza determinante nella scelta di diventare batterista è Lloyd Knibb, che suonava con gli Skatalites. A 13 anni Dunbar è riuscito a convincere la madre a lasciargli mollare la scuola per dedicarsi alla musica. La prima esperienza live è stata con gli Yardbrooms, la prima session di registrazione con Lee “Scratch” Perry e i suoi Upsetters per Night Doctor.

Nel 1973 è stato notato in un club da Robbie Shakespeare, che lo ha coinvolto in una session in studio. «La prima volta che abbiamo suonato insieme è stata una magia», ha detto nel 2009. «Io ascolto lui e lui ascolta me». I due hanno iniziato a suonare con i Revolutionaries, la house band dello studio giamaicano Channel One, oltre ad andare in tour e registrare con Tosh. I Riddim Twins, com’erano soprannominato, hanno fondato la loro casa di produzione, la Taxi, e passato i ’70 lavorando con grandi nomi del reggae come Gregory Isaacs, Dennis Brown e Barrington Levy, rendendo ancora più sincopato e pieno d’energia il ritmo tipico della musica giamaicana e legandosi in particolare ai Black Uhuru.

Il successo della band, di cui erano anche produttori, li ha esposti al riconoscimento a livello internazionale e a nuovi lavori sia come produttori che come turnisti. Li si ritrova ad esempio in Nightclubbing di Grace Jones, in due album di Dylan (Infidels del 1983 e Empire Burlesque del 1985) e al fianco di Mick Jagger, Yoko Ono, Jackson Browne, Carly Simon.

Da Rolling Stone US.