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È morto Phil Spector

L’inventore del wall of sound aveva 81 anni. Secondo TMZ aveva preso il Covid in carcere. Nella sua carriera ha lavorato ad alcuni degli album più importanti della storia del pop, tra cui 'Let It Be'

Phil Spector

Foto: Michael Ochs Archives/Getty Images

È morto Phil Spector, uno dei produttori più influenti della storia della musica. Aveva 81 anni: secondo TMZ avrebbe preso il Covid-19 nel carcere californiano, il California Health Care Facility di Stockton, dove stava scontando una condanna per l’assassinio dell’attrice Lara Clarkson. Il decesso è avvenuto il 16 gennaio.

Spector è passato alla storia per quello che definiva come «un approccio wagneriano al rock’n’roll». Le hit che ha assemblato negli anni ’60 per artisti come Ronettes, Crystals, Darlene Love e Righteous Brothers erano «piccole sinfonie per ragazzi». Le sue produzioni erano romantiche, dense e orchestrali, colme di strati di chitarre, fiati, tastiere, archi e percussioni, spesso con unisoni di strumenti diversi.

Con i suoi primi classici, Spector ha spinto i suoi contemporanei a fare dischi più ambiziosi. «È intramontabile», ha detto Brian Wilson nel 1966. «Ogni volta che entra in studio crea una pietra miliare, ha aiutato i Beach Boys a evolvere». Un decennio dopo, Bruce Springsteen ha cercato di replicare quella grandeur con gli arrangiamenti di Born to Run. «I dischi di Phil sembravano a un passo dal caos, era violenza ricoperta di zucchero e caramelle… piccoli orgasmi di tre minuti, seguiti dal vuoto», ha detto nel 2012. «La sua grande lezione sta nel suono. Il suono è un linguaggio».

Harvey Philip Spector nasce nel Bronx il 26 dicembre 1939. Quando ha 8 anni, il padre suicida. Nel 1953 si trasferisce a Los Angeles con la madre e nel giro di pochi anni inizia a suonare nei gruppi jazz della zona. Nel 1958 forma i Teddy Bears con gli amici Marshall Lieb e Annette Kleinbard. La loro prima canzone To Know Him Is to Love Him arriverà al primo posto in classifica. I singoli successivi, così come l’album The Teddy Bears Sing!, non replicheranno quel successo, e il gruppo si scioglierà nel giro di poco tempo.

A 18 anni, Spector attira l’attenzione di Lester Sill, un vecchio produttore Los Angeles, che gli consiglia di andare a New York e lavorare con i suoi allievi, gli autori Jerry Leiber e Mike Stoller. Alla fine del 1961, lui e Sill fondano dell’etichetta Philles Records. Spector inizia a lavorare con le Crystals e la sua reputazione cresce a dismisura. Dopo un cambio di formazione – le cantanti originali vennero sostituite da Darlene Love e il suo gruppo –, il singolo He’s a Rebel arriva in cima alle classifiche. Dopo solo un anno di lavoro con l’etichetta, Phil Spector è milionario.

Successivamente si trasferisce ai Gold Star Studios, dove mette a punto il wall of sound, il suo caratteristico muro di suono con i turnisti della Wrecking Crew. Nel 1963 produce quattro singoli che arrivano ai primi posti in classifica, e alla fine dell’anno pubblica il classico A Christmas Gift for You from Philles Records, un disco di canzoni di Natale interpretate da tutti gli artisti dell’etichetta.

Spector è stato il primo produttore-superstar del rock. Con il passare del tempo, però, i suoi lavori sono diventati sempre più ambiziosi – per qualcuno anche troppo – e richiedevano tantissimo tempo. Nel 1966, dopo l’insuccesso di River Deep Mountain High di Ike & Tina Turner, si ritira nella sua villa di Hollywood. Nel 1968 sposa Ronnie Bennett, che nella sua biografia lo descriverà come un marito violento e dai comportamenti folli. Nel 1969 torna nel mondo della musica. Dopo il successo di Black Pearl, un singolo di Sonny Charles e i Checkmates, inizia la collaborazione con i Beatles. Spector produce Instant Karma! di John Lennon, poi si fa affidare il materiale delle session di Get Back. Il risultato è Let It Be, l’ultimo album in studio della band.

Alcuni dei suoi critici, tra cui Paul McCartney, non apprezzava il trattamento (e le orchestrazioni esagerate) di alcuni brani, ad esempio The Long and Winding Road. Gli altri della band, però, sembrano felici del risultato: George Harrison chiederà a Spector di produrre All Things Must Pass, mentre Lennon lo sceglierà per i primi due album Plastic Ono Band e Imagine.

Nel 1974 sopravvive a un brutto incidente automobilistico. Lo stesso anno fonda Warner-Spector, una nuova etichetta discografica, con cui registrerà musica di Cher, Harry Nilsson e Darlene Love. Dopo la fine della collaborazione con Warner, fonda la Phil Spector International, con cui ripubblicherà i suoi classici degli anni ’60. Nel 1977 produce Death of a Ladies’ Man di Leonard Cohen, un disco in contrasto con le atmosfere acustiche tipiche del cantautore, e nel 1980 i Ramones gli chiedono di lavorare a End on Century. Secondo la leggenda, durante quelle session Spector aveva con sé una pistola, e avrebbe anche minacciato alcuni membri del gruppo.

Quando nel 1989 entra nella Rock and Roll Hall of Fame, non fa più parte del mondo discografico da almeno un decennio. Passa gran parte del decennio successivo in tribunale. Nel 1997 riconquista i diritti d’autore per il testo e la musica di To Know Him Is to Love Him. Tre anni dopo un tribunale americano lo condanna a pagare 2,6 milioni di dollari di diritti a Ronnie Spector e le Ronettes. «La gente dice di idolatrarmi, di voler diventare come me, e io rispondo: non volete davvero la mia vita», ha detto. «Sono un’anima tormentata».

Nel 2003, viene arrestato e accusato di aver ucciso l’attrice Lana Clarkson nella casa californiana del produttore. Sei anni dopo, viene condannato a 19 anni di carcere.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.