Peppino di Capri è morto la mattina dell’11 luglio nella sua villa a Capri, l’isola dove era nato e dove aveva scelto di tornare a vivere. Aveva 86 anni e da tempo combatteva contro una malattia. Ne avrebbe compiuti 87 il 27 luglio.
Giuseppe Faiella, questo il suo vero nome, era cresciuto in una famiglia di musicisti e aveva iniziato a suonare il pianoforte da bambino. Alla fine degli anni Cinquanta, insieme ai suoi Rockers, ebbe l’intuizione che avrebbe segnato la sua carriera: mescolare il rock’n’roll e il twist americani con la tradizione melodica napoletana. Ne nacque uno stile elegante e riconoscibile, che rinnovò la canzone partenopea e la rese moderna proprio negli anni del boom.
Nel 1965 fu tra gli artisti italiani scelti per aprire l’unico tour dei Beatles in Italia, e l’unico a seguirli in tutte e tre le tappe, al Velodromo Vigorelli di Milano, al Palasport di Genova e al Teatro Adriano di Roma. Fu lui a salire sul palco per ultimo, poco prima dei Fab Four. Partecipò quindici volte al Festival di Sanremo, un record, e lo vinse due volte, nel 1973 con Un grande amore e niente più e nel 1976 con Non lo faccio più.
Nel suo repertorio restano evergreen come Roberta, Luna caprese, St. Tropez Twist e soprattutto Champagne, la canzone che più di ogni altra ne ha fissato il nome nella memoria collettiva, diventata la colonna sonora di feste e brindisi per generazioni. Negli anni il brano è stato riscoperto, tanto che nel 2015 Gué lo volle con sé in Fiumi di Champagne.










