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È morto Joey Jordison, batterista e fondatore degli Slipknot

Aveva 46 anni e aveva lasciato il gruppo nel 2013 a causa di una mielite trasversa. «Stare con questa band ti consuma fisicamente», aveva detto ai tempi di ‘Iowa’, «ti toglie anni di vita»

Foto: Jeff Hahne/Getty Images

Joey Jordison, fondatore, batterista e co-autore degli Slipknot, è morto lunedì 26 luglio. Aveva 46 anni. La famiglia dice che se n’è andato «serenamente nel sonno». Non è stata ancora resa nota la causa del decesso.

«La sua morte ci lascia un vuoto nel cuore e un dolore indicibile», scrive la famiglia. «Chi gli è stato vicino ne conosceva l’intelligenza acuta, la personalità dolce, il gran cuore, l’amore per la famiglia e la musica. Chiediamo agli amici, ai fan e ai media di rispettare il nostro desiderio di privacy in questo momento difficile».

Jordison è stato il vero motore degli Slipknot quando il gruppo muoveva i primi passi. Sono stati la sua presenza dietro al drum kit e i suoi assoli spettacolari, come quello che si vede nel film sulla band Disasterpieces, a renderlo particolarmente popolare presso i fan. La sua presenza è stata fondamentale anche dietro le quinte sia per lo stile musicale che per la scrittura delle canzoni, elementi fondamentali nel determinare il successo della band.

Ha suonato con gli Slipknot fino al 2013, quando ha lasciato per «motivi personali». Li ha rivelati qualche anno dopo, parlando di una malattia neurologica chiamata mielite trasversa che gli aveva fatto perdere momentaneamente l’uso delle gambe. «Non riuscivo più a suonare», ha detto nel 2016 ai Golden Gods Awards. «È una forma di sclerosi multipla e non l’augurerei al mio peggior nemico. Ma mi sono ripreso, ho fatto esercizio fisico e terapia e l’ho sconfitta». Disse anche che sarebbe tornato alla musica suonando con una band chiamata Vimic.

Jordison ha suonato anche la chitarra nei Murderdolls, band tra il glam e l’horror punk, e la batteria con Scar the Martyr, Sinsaenum, Modifidious, Have Nots. Ha suonato nei dischi di Otep, Necrophagia, Rob Zombie. Nel 2005 ha messo assieme vari supergruppi per l’album Roadrunner United pubblicato per festeggiare il quarto di secolo della Roadrunner, l’etichetta degli Slipknot.

Nato Nathan Jonas Jordison a Des Moines il 25 aprile 1975, è cresciuto nella vicina Waukee. Carattere introverso, brutti voti a scuola, una gran passione per Kiss e Black Sabbath, ha cominciato a suonare alle elementari passando dalla chitarra alla batteria quando un amico non si è dimostrato all’altezza di sedere dietro al drum kit.

Ha incontrato i futuri membri degli Slipknot nei club di Des Moines, su tutti il Runway. Nascosti dietro alle maschere, nel 1996 hanno pubblicato il demo Mate. Feed. Kill. Repeat. che conteneva una canzone intitolata Slipknot. «La prima maschera che ho posseduto era del teatro kabuki», ha detto Jordison a Revolver spiegando l’origine del fascino per i travestimenti: «Avrò avuto 8 anni quando, a Halloween, mia madre mi ha fatto venire un colpo sbucando da un angolo con una maschera e una lunga veste».

Pubblicato nel 1999, l’album Slipknot è diventato disco di platino nel giro di un anno. «La band è praticamente nata nella stazione di benzina dove ho lavorato dal ’95 al ’97», ha detto a Rolling Stone. Il secondo album Iowa è stato un successo ancora più clamoroso, ma «era un brutto periodo per la band, ci facevamo e bevevamo. Non mi piace parlare di quei giorni». Jordison ha poi suonato in Vol. 3: (The Subliminal Verses) del 2004 e All Hope Is Gone del 2008.

Nel 2016 il batterista ha detto di essere stato licenziato dal gruppo via e-mail per via di un misunderstanding circa i suoi problemi di salute. «Non ne sapevano granché, come me in principio del reso», ha detto a Metal Hammer. «Pensavano fossi strafatto di droga, ma non era così. Ne ho passate di ogni con loro, voglio loro un gran bene, ma non è finita nel modo giusto».

Qualche anno fa Jordison ha detto di avere dei demo di canzoni che stava scrivendo per gli Slipknot quando è uscito dal gruppo. «Magari un giorno usciranno o magari no, ma non li userò per qualche altra band. Resteranno nella cassaforte degli Slipknot» ha detto a Metal Hammer.

E pensare che vent’anni fa non era affatto certo del futuro degli Slipknot. «Non credo che la band possa durare più di cinque o sei album», disse a Rolling Stone. «Stare con questo gruppo ti consuma fisicamente, ti toglie anni di vita. È dura suonare questa musica, ma quanto ci piace farlo».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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