È morto Duncan Sheik. All’inizio di questa settimana era giunta la notizia del suo ricovero in ospedale in condizioni critiche per un non meglio specificato problema di salute. Il decesso è avvenuto a causa di un arresto cardiaco. Aveva 56 anni.
Nato nel 1969 nel New Jersey, ma cresciuto nella California meridionale, si è formato prima col progressive, il primo amore, poi col pop e la new wave anni ’80, che molti anni dopo ha omaggiato in Cover 80’s. Ha iniziato a fare musica ai tempi dell’università, quando studiava semiotica alla Brown e suonava la chitarra nella band Liz and Lisa (quest’ultima era la cantautrice Lisa Loeb). Dopo essersi trasferito a Los Angeles ha debuttato nel 1996 con un album a suo nome che conteneva il singolo Barely Breathing, 55 settimane nella classifica americana, una nomination ai Grammy nella categoria Best Male Pop Vocal Performance, la sua grande hit.
«È una storia tipica», diceva, «è stata l’ultima canzone scritta per l’album. Quando hanno iniziato a passarla in radio mi sono detto: ops, ora mi tocca fare qualche concerto. All’inizio la cosa mi metteva a disagio, era per me un mondo completamente nuovo».
Non ha mai smesso di fare dischi, anche se nessuno ha ottenuto lo stesso successo. Si è rivelata fondamentale la collaborazione con il poeta Steven Sater che ha dato vita non solo all’album del 2001 Phantom Moon, una sorta di tributo alle atmosfere di Pink Moon di Nick Drake inciso con un’orchestra e con musicisti come Bill Frisell, Gerry Leonard e Matt Johnson, ma anche e soprattutto al suo progetto di maggior successo.
Si tratta del musical Spring Awakening, una storia di adolescenti che scoprono il sesso nella Germania di fine Ottocento, basato sull’opera teatrale di Frank Wedekind: due anni a Broadway, tre Tony Awards (e due per Sheik) e un Grammy come Best Musical Show Album. Sheik e Sater hanno collaborato tra le altre cose anche al musical Alice by Heart ispirato ad Alice nel Paese delle meraviglie, mentre il libretto di Americal Psycho, dal romanzo di Bret Easton Ellis, è di Roberto Aguirre-Sacasa.
Da allora Sheik ha avuto due carriere parallele, quella nella musica per il teatro (compresa la collaborazione alla performance di Suzanne Vega Carson McCullers Talks About Love), il cinema e la tv e quella di autore di canzoni. Era spinto da quelle che chiamava con autoironia «aspirazioni implausibili», ovvero una curiosità che gli permetteva di passare da una cosa all’altra e che gli costava (altra sua bella definizione) la «balcanizzazione della fan base», con gli amanti dei suoi lavori teatrali rigidamente separati da quelli che ne apprezzano le canzoni pop.










