È morta la grande cantante jazz (e non solo) Cassandra Wilson | Rolling Stone Italia
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È morta la grande cantante jazz (e non solo) Cassandra Wilson

Aveva 70 anni. Si è fatta notare a partire dagli anni ’90 per il talento canoro, la raffinatezza delle produzioni, la naturalezza con cui affrontava canzoni di ogni genere. «La gente dimentica com’era il jazz agli inizi», diceva

È morta la grande cantante jazz (e non solo) Cassandra Wilson

Cassandra Wilson

Foto: Anthony Barboza/Getty Images

È morta Cassandra Wilson, «la migliore cantante d’America», secondo il Time di una quarto di secolo fa. Aveva 70 anni. Ne ha dato notizia la stazione radio WBGO: «Si è spenta serenamente a casa, circondata dalla famiglia, dagli amici più cari e dal manager. Aveva 70 anni». Non è noto al momento la causa del decesso. Per Jon Batiste, la sua era la voce del Sud degli States.

La musica è stata una costante della sua vita, fin dall’infanzia. È nata a Jackson, Mississippi il 4 dicembre 1955. Il padre era un chitarrista jazz, la madre un’insegnante di scuola elementare. Ha iniziato a suonare il piano a 6 anni, la chitarra a 12 e a cantare jazz verso la fine dell’adolescenza.

Trasferitasi a New York nel 1982 col marito Anthony Wilson, per un periodo conduttore radiofonico alla WBGO, ha co-fondato col sassofonista Steve Coleman il collettivo M-Base. Da Coleman, diceva Wilson nel 2001 a Time, «ho imparato a deostruire una canzone allontanandomi dagli approcci convenzionali». Non ha mai smesso di farlo.

You Don't Know What Love Is

Il primo album a suo nome è Point of View del 1986. Conteneva pezzi originali e cover. Si capivano già le sue passioni più profonde, Miles Davis in Blue in Green, Billie Holiday in I Wished on the Moon. Il disco della svolta è Blue Light ’til Dawn pubblicato nel 1992 dalla Blue Note, quello della consacrazione è New Moon Daughter del 1995, dove arrivava a fare pezzi di U2 (Love Is Blindness) e Neil Young (Harvest Moon), non esattamente il repertorio che ci si aspetta da una cantante jazz tradizionale. Lei non lo era. «Scelgo io la direzione che voglio prendere dal punto di vista musicalee», ha detto al New York Times nel 1994, «e non lo faccio per diventare famosa, per guadagnare soldi o per qualsiasi altro motivo legato al pop».

In Traveling Miles ha riletto Davis, ma ancora una volta a modo suo, inserendo ad esempio una cover di Time After Time di Cyndi Lauper che lo stesso trombettista aveva inciso a metà anni ’80. L’ultimo album a suo nome è Coming Forth by Day del 2015, un omaggio a Billie Holiday pubblicato per i 100 anni della cantante (più di recente aveva pubblicato Another Country in coppia col chitarrista italiano Fabrizio Sotti, con cui ha spesso collaborato).

Era nota anche per le tante collaborazioni in campo jazz e non solo, da Wynton Marsalis a Elvis Costello, da Terence Blanchard a Jon Batiste (vedi il ricordo qui sotto). Ha vinto due Grammy nella categoria Best Jazz Vocal Album, nel 1997 per New Moon Daughter e nel 2009 per Loverly.

«La gente dimentica com’era il jazz agli inizi», diceva al New York Times a proposito delle sue scelte interpretative. «Non è una forma musicale nata già consacrata o scolpita nella pietra. Nasce da musicisti che assorbivano le esperienze che facevano. Ecco perché non mi faccio problemi a interpretare la musica popolare. Billie Holiday e persino Charlie Parker interpretavano quella che all’epoca era considerata musica popolare. Non vedo alcuna differenza fra quello che facevano loro e quel che faccio io».

 

 
 
 
 
 
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Da Rolling Stone US.