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Duffy ha raccontato nel dettaglio la storia del suo rapimento e del suo stupro

"In queste ore mi ricordo le parole di Maya Angelou, 'non c’è più grande agonia di portarsi dentro una storia non detta'. Voglio condividere con voi la mia oggi"

Duffy nel 2008. FOot Chris Jackson/Getty Images)

Lo scorso febbraio Duffy, la cantante gallese conosciuta per la hit del 2008 Mercy, aveva sconvolto tutti raccontando di essere stata “violentata, drogata e tenuta prigioniera per giorni” in un post su Instagram che era anche la sua prima apparizione pubblica dopo anni di silenzio. Oggi, sul suo sito, ha pubblicato un testo piuttosto lungo che racconta bene quella vicenda, e che sarà anche l’ultima cosa che dirà al riguardo. “In queste ore mi ricordo le parole di Maya Angelou, “non c’è più grande agonia di portarsi dentro una storia non detta”. Voglio condividere con voi la mia oggi”, ha scritto all’inizio.

Il racconto di come sono andate le cose è molto crudo: “Era il mio compleanno. Sono stata drogata al ristorante, e poi sono stata drogata ancora per quattro settimane e portata in un altro paese. Non mi ricordo essere salita sull’aereo. Sono stata messa in una stanza d’albergo e il carnefice è tornato e mi ha stuprata. Mi ricordo il dolore e il tentare di rimanere conscia dopo che era successo. Sono rimasta con lui per un altro giorno, lui non mi ha guardata, io dovevo camminare dietro di lui, in un qualche modo ero conscia di quello che era successo e mi ritiravo. Mi avrebbe potuto uccidere. Ho pensato di scappare nella città più vicina mentre dormiva, ma non avevo soldi e avevo paura che avrebbe chiamato la polizia, lui, e forse mi avrebbero considerata una persona scomparsa. Non so come ho avuto la forza di passare quei giorni. Ho sentito la presenza di qualcosa che mi ha aiutata a restare viva. Sono tornata in aereo con lui, sono rimasta calma, per quanto uno può restare calmo in una situazione del genere, e quando sono tornata a casa mi sono seduta, confusa, come uno zombie. Sapevo che ero in pericolo di vita, lui mi aveva detto in modo velato che mi voleva uccidere. Con le poche forze che avevo, il mio istinto mi diceva di correre, correre e trovare un posto dove vivere e dove lui non mi avrebbe trovata. 

Il carnefice mi ha tenuto drogata a casa mia per quattro settimane, non so se mi ha anche stuprata durante quel periodo, mi ricordo solo del viaggio nel paese straniero e della mia fuga nei giorni successivi. Non so perché non mi abbia drogata all’estero, penso che mi desse una sostanza che non poteva portarsi dietro”.

Dopo tutto ciò, Duffy racconta di essere stata salvata da una persona che la conoscenza e che “è venuta a casa mia e mi ha vista sul balcone avvolta in una coperta che guardavo nel vuoto. Mi ha detto che ero gialla e che sembravo una morta. Era spaventata ovviamente ma non voleva interferire, non aveva mai visto niente del genere.”

La cantante ha anche raccontato di essere riuscita a superare il trauma con l’aiuto di una psicologa esperta in violenza sessuale, che è stata anche la prima persona a cui ha raccontato la vicenda. “La prima persona a cui ho raccontato tutto è stata una psicologa, mesi dopo, un’esperta inglese di trauma e violenza sessuale. Non ho idea di come ho fatto a essere stata così fortunata da trovarla tutti questi anni fa. Senza di lei potrei non avercela fatta. Dopo l’esperienza sono stata ad alto rischio di suicidio. Lei mi ha conosciuta, mi ha visto come una persona, ha imparato cose su di me e mi ha capita. L’ha fatto in modo molto gentile. Per le prime otto sedute non riuscivo a guardarla negli occhi, il contatto visivo era una cosa che proprio non riuscivo a mantenere. Il pensiero di riuscire a riprendermi mi sembrava impossibile. Dopo, non vedevo nessuno per settimane e settimane, restavo da sola. Mi toglievo il pigiama, lo bruciavo e ne mettevo uno nuovo. I miei capelli si riempivano di nodi perché non li spazzolavo. Alla fine li ho tagliati del tutto.”

“Scrivo questo perché viviamo in un mondo che ci ferisce e non mi vergogno più del fatto che qualcosa mi abbia ferita profondamente. Credo che se parli con il cuore il cuore degli altri ti risponda. Per quanto la mia storia sia oscura, parlo col cuore per la mia vita e per la vita di altri che hanno sofferto come me”, ha scritto Duffy nel testo, spiegando perché ha sentito il bisogno di condividere la sua esperienza.