«Il modo in cui sono stati raccontati i crimini con toni accesi e scioccanti e il linguaggio usato hanno reso un pessimo servizio alle vittime». Dua Lipa ha criticato il modo in cui i media raccontano gli Epstein Files e lo ha spiegato in una puntata di Service95 Book Club, il podcast in cui intervista ogni mese l’autrice o l’autore di un libro.
Le considerazioni della cantante nascono da una conversazione con Roxane Gay nella puntata dedicata al libro del 2014 Bad Feminist e in particolare dal modo in cui è stata raccontata dal New York Times una violenza sessuale di gruppo nei confronti di una bambina di 11 anni in Texas.
Nel chiedersi se la rappresentazione delle violenze sia migliorata nel frattempo, Dua Lipa e la sua ospite parlano degli Epstein Files. «Continuo a pensare alle storie che parlano di ragazze minorenni e delle feste a sfondo sessuale al posto di concentrarsi sulle vittime, che sono bambine vittime della tratta e stuprate», dice la popstar. «È come se si volesse nascondere tutto sotto una sorta di velo per proteggere… non so chi, forse il lettore, o forse per cercare di mascherare ciò che sta accadendo. Parlano di ragazze, ma si tratta di bambine. È interessante come i media rigirano le cose anche nelle circostanze peggiori».
Secondo Gay, «è come se risessualizzassero le vittime» e facessero sembrare gli stupri «delle feste sexy e glamorous. Ma erano presenti adolescenti e bambine portate lì con un fine preciso», ovvero essere vittime degli uomini. «E questo senza sottolineare la gravità di questa cosa e l’impatto di lungo periodo che ha. Sappiamo chi sono molte vittime e sopravvissute, ma le loro storie non sono messe al centro. Ai media interessano invece i dettagli osceni».
«Che cosa possiamo fare?», chiede Dua Lipa. Possiamo mettere gli uomini davanti alle loro responsabilità, risponde Gay, «ma non so cosa possiamo fare perché il livello di corruzione è così diffuso che il marcio è nel profondo. Dobbiamo creare un mondo in cui le donne sono considerate persone che hanno diritti. È sconfortante doverlo dire nel 2026, sono le basi del femminismo e del senso di umanità».















