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Droni e cospirazioni robot atterrano a Milano. Inizia la Muse Week

La prima delle sei tappe milanesi del "Drones World Tour" è stata davvero uno show a 360° con droni, led e schermi ovunque. E i ragazzi avevano studiato

Muse, Drones World Tour 2016 a Milano - Foto di Giuseppe Craca

Muse, Drones World Tour 2016 a Milano - Foto di Giuseppe Craca

Se ogni volta che pensate ai Muse visualizzate la faccia di Simona Ventura derisa da Matthew Bellamy seduto al posto del batterista a Quelli che il Calcio, con questo mega tour mondiale avrete modo di levarvela completamente dalla testa e sostituirla definitivamente con qualcosa di più grande. Andata la prima, il 14 maggio, ieri, avete ancora 5 tappe consecutive al Forum di Assago per togliervi quel ghigno dalla bocca e tentare l’impresa. No, durante il Drones World Tour i musicisti non si scambiano gli strumenti, ma percorrono la strada che separa i tre palchi tranquilli e sicuri, con l’aria di chi ha studiato per anni ed è preparato all’interrogazione. A loro sostegno ci sono ben 7 album, svariati premi come “best perfomer” e tecnologia tanta, la stessa che minaccia di distruggerci in Drones, l’album uscito quasi un anno fa per Warner.

I primi visual introducono il nuovo album, sullo schermo a 360° che sta sul palco principale, al centro del palazzetto, le prime avvisaglie sul complotto robotico in atto e alle prime note di Psycho dodici droni sferici vengono calati dal tetto minacciosi. Milioni di persone con gli occhi al cielo e la testa per aria, entra la band e parte il boato. Questa è davvero una mega produzione gigante con led ovunque, droni, schermi a 360°, un enorme gonfiabile a forma di caccia che nuota nell’aria a metà show, lunghi schermi posizionati a orologio intorno al palco, altri a forma di logo dei Black Flag e gente ovunque, davvero. La disposizione scelta per questi 3 palchi dedicati alle 6 date al Forum di Assago permette infatti alla band di sentirsi completamente “braccata” dal loro pubblico e ai partecipanti di stare vicino e quasi “abbracciare” i propri idoli e di vedere – e tendenzialmente anche sentire – bene tutto il concerto, dettaglio da non sottovalutare se la natura non è stata generosa con te in fatto d’altezza.

Muse

Alla terza canzone passano a Bellamy la chitarra di Plug In Baby e lui parte con il gioco di distorsioni, le migliaia di persone iniziano finalmente a scaldarsi e danno il via ai primi cori, la band resta tranquilla a fare la sua cosa sul palco, senza scomporsi gioca con il pubblico negli intervalli. I Muse sono come quei secchioni simpatici che sanno quando poter fare casino senza farsi beccare e sbattere fuori. Chris scoppia con il suo basso, anche quello illuminato da una striscia di led, i palloni bianchi (come quelli di Hullaballoo) e Dominic, il batterista, lo accompagna con le rullate da circo, per ridere, come se fossero in sala prove con due birre. E invece è SOLO il primo di 6 concerti sold out a Milano.

Starlight (ma anche la più recente Mercy) la canta tutto il forum, tutti insieme a Matt che saltella da un palco all’altro sulle punte tutto soddisfatto. La scaletta è il giusto mix delle canzoni che la gente vuole cantare a squarciagola, le minacce cospiratorie di Drones, cuore del concerto, i guizzi elettronici di The 2nd Law, tanti brani da Origin of Symmetry e l’epica di Black Holes and Revelations. La mancanza di Revolt dall’ultimo disco, infatti, è barattatile solo con l’intro morriconiana di Knights of Cydonia, in chiusura. Forse mancava anche Undisclosed Desire, ma abbiamo altri 5 concerti di fila per recuperare.

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