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Dopo 25 anni, Vasco Rossi è ancora il re di San Siro | Guarda le foto

Il Live Kom '015 a Milano non è un concerto come gli altri. È un rito collettivo, in cui San Siro tira fuori tutta la voce e la rabbia che ha. Ascolta le canzoni in scaletta

Vasco live a San Siro, 17 giugno 2015 - Foto di Denis Ulliana

Vasco live a San Siro, 17 giugno 2015 - Foto di Denis Ulliana

Vasco e San Siro stanno cantando Sally, la canzone più tatuata sui corpi degli italiani, e quando arriva il “forse ma forse ma sì” lui non riesce più a trattenersi. Ha gli occhi lucidi e urla un «Grazieeee!» liberatorio. Vi sembra poco, lo so, ma è la prima volta dall’inizio del concerto che Vasco dice una parola che non sia già nelle sue canzoni – se si esclude il classico finale di Rewind dal vivo, “fammi un… piacere”.

Vasco Rossi Live Kom 015

È giusto così: quello che aveva da dire l’ha messo nelle canzoni. Aveva iniziato a dirlo un paio d’ore prima, quando ancora non era buio e dopo una intro di Shostakovich aveva attaccato con Sono innocente ma…. La scaletta è lunga, il pubblico dimostra di aver ben metabolizzato le canzoni dell’ultimo album (Duro incontroQuante volte, Dannate nuvole, Guai), ma bisogna aspettare Stupendo per sentire che voce ha San Siro – spoiler: fa una certa impressione.

La playlist delle canzoni che ha suonato Vasco a San Siro:

Stupendo e Quante volte arrivano dopo un medley acustico – di quelli con Vasco seduto, chitarra acustica e contrabbasso elettrico – e dopo un intermezzo rock che sembrava un riempitivo e invece era il momento chiave. Vasco era andato dietro le quinte, Clara Moroni (corista) aveva preso le redini del palco e per una decina di minuti si è capito che cosa sarebbe stato il concerto senza Vasco: un tributo agli Evanescence, che poi è un modo nobile per dire un-insieme-di-cliché-rock-ben-suonati: i chitarristi in pose hard rock (facile, visto che Stef Burns è stato uno dei grandi del genere, prima di venir conquistato da Vasco, a San Siro, proprio 20 anni fa), il batterista (Will Hunt, davvero degli Evanescence) dalla bionda chioma fluente che picchia come se stesse dando il tempo ai rematori. Non a caso si scivola nel gioco dei sosia: il bassista (Claudio Golinelli aka il Gallo) che sembra sempre più Bob Dylan, Clara che si sta avvicinando a Brenda di Beverly Hills 90210 e Vince Pastano a Russell Brand. (Vince ha la maglietta più bella della serata, con il diavolo che domanda: “God is busy, can I help you?”).

La copertina del numero di maggio di Rolling Stone

La copertina del numero di maggio di Rolling Stone

Quell’intermezzo ha messo in chiaro quanta differenza faccia Vasco Rossi sul palco, con i suoi occhi azzurri che sembrano puntarti e quell’aria di uno che in qualche modo capisce quello che stai passando.

Il concerto avanza verso il finale con due encore che non lasciano scampo: Vivere / Come vorrei / Gli angeli e poi Sally / Siamo solo noi / Vita spericolata / Albachiara. Le ragazze saltano in spalla ai (?) fidanzati, si lanciano reggiseni, si sta a torso nudo e con le fasce di Vasco legate in testa e prima o poi ci si abbraccia e si piange, perché tutti abbiamo una canzone di Vasco che ci ricorda un momento della nostra vita, o anche solo perché tutti sappiamo cosa vuol dire “vivere e non essere mai contento”. Ogni tanto qualcuno accende un fumogeno, con lo stesso spirito con cui, nelle chiese ortodosse, i fedeli fanno il segno della croce quando la preghiera tocca un punto che gli sta a cuore.

Vasco sul palco fa la differenza, con quell’aria di uno che capisce quello che stai passando

Vasco suona a San Siro da 25 anni e il suo concerto è ancora quello che deve essere: un potente rito di catarsi, una serata di espiazione collettiva per italiani medi, grandi e bambini, cougar e assicuratori. È la veglia di preghiera di noi poveri cristi e vogliamo che finisca con Albachiara perché è giusto finirla così, con noi insieme dentro allo stadio e tutto il mondo fuori.

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